Sanremo 2026, i top e i flop della seconda serata
La seconda serata di Sanremo 2026 convince grazie a Lillo e Pilar Fogliati, che regalano ritmo e simpatia Il…
La seconda serata di Sanremo 2026 convince grazie a Lillo e Pilar Fogliati, che regalano ritmo e simpatia
Il giro di boa di Sanremo 2026 conferma la direzione artistica di Carlo Conti, ma rimescola pesantemente le carte della competizione. La classifica provvisoria scaturita dalla seconda serata vede una top five dominata da sonorità eterogenee: Tommaso Paradiso guida il gruppo, seguito dal trio Lda e Aka7Even, Nayt, la coppia Fedez e Masini, con Ermal Meta a chiudere il quintetto di testa.
Ad affiancare Conti in una maratona musicale densa di ospiti, abbiamo visto l’energia di Laura Pausini, la comicità di Lillo e Pilar Fogliati e il carisma di Achille Lauro. Quest’ultimo ha firmato uno dei momenti più toccanti della serata, dedicando un pensiero alle vittime della tragedia di Crans Montana. Per quanto riguarda le Nuove Proposte, Nicolò Filippucci e Angelica Bove staccano il pass per la finalissima, convincendo critica e pubblico.
I momenti Top: tra sport, storia e grandi emozioni
Non sono mancati i passaggi da incorniciare che hanno risollevato il ritmo del Festival. La presenza di Bresh ha portato una ventata di freschezza generazionale, mentre il tributo alle eccellenze italiane nello sport, con le campionesse olimpiche Francesca Lollobrigida e Lisa Vittozzi, ha celebrato il tricolore unendo musica e agonismo. Il vero apice emotivo è stato raggiunto però con l’omaggio alla storia della nostra musica. La standing ovation tributata a Fausto Leali per il suo premio alla carriera è stata la risposta naturale di un Ariston visibilmente commosso, un applauso sincero a una voce che ha segnato i decenni. Altrettanto vibrante è stato il ricordo dedicato a Ornella Vanoni, un momento di pura intensità che ha ricordato a tutti perché Sanremo resti, nonostante le polemiche, il tempio della canzone d’autore.
I momenti Flop: l’enigma Vincenzo De Lucia
Dal punto di vista dell’analisi televisiva, resta l’interrogativo sulla gestione degli spazi comici. L’intervento di Vincenzo De Lucia continua a non graffiare: la sua imitazione della Pausini, incentrata su una presunta mania di grandezza dell’artista, appare decontestualizzata e priva di una reale comicità narrativa. In un meccanismo oliato come quello di questo Festival, la sua presenza risulta un corpo estraneo che non aggiunge valore alla scaletta.
Il caso del duetto “16 marzo”: quando la voce oscura la poesia
Uno dei passaggi più discussi sul web è stato il duetto tra Laura Pausini e Achille Lauro sulle note di “16 marzo”. Nonostante la caratura internazionale della cantante romagnola, l’esecuzione ha lasciato l’amaro in bocca ai puristi. L’approccio vocale della Pausini è apparso troppo prevaricatore rispetto alla delicatezza intrinseca del brano di Lauro. Il tentativo di “appropriarsi” del pezzo, inserito nel suo ultimo progetto di cover, ha finito per snaturare l’intensità originale della composizione. Non basta la tecnica se si perde la connessione con l’anima del testo: ieri sera la poesia ha ceduto il passo al protagonismo, trasformando un potenziale momento magico in un’occasione sprecata.
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