Sotto il cappotto, il carattere
I consigli del nostro trend setter: dal dolcevita al velluto, dal denim alle stampe più audaci. Capi chiave, colori e proporzioni per costruire look casual o sofisticati
Di Flaviano Brutto
Nelle giornate fredde e uggiose la domanda è sempre la stessa: che cosa mi metto?
L’inverno, più di ogni altra stagione, pretende equilibrio tra comfort, funzione e stile. Ma è anche il momento ideale per divertirsi, sperimentare, costruire identità.
Vi propongo alcuni capi chiave, tra i più versatili, per creare outfit casual, sportivi o sofisticati a seconda dell’occasione. Perché vestirsi bene non significa travestirsi, ma raccontarsi.
Il dolcevita
Se esiste un simbolo dell’eleganza invernale, è lui. Il dolcevita.
Impossibile non pensare a Marcello Mastroianni e a quell’idea di fascino maschile colto, disinvolto, eterno.
Avvolgente, pulito, risolutivo: è un capo democratico che funziona su molte fisicità, a patto di scegliere la taglia giusta e di non rifugiarsi in volumi eccessivi.
Con il jeans parla il linguaggio del tempo libero; sotto un blazer o un cappotto diventa immediatamente urbano, raffinato, adulto.
Per anni relegato a maglia da lavoro o da sport, oggi il dolcevita ha conquistato i territori dell’eleganza. Merito dei materiali, delle lavorazioni, della nuova cultura del vestire che premia la semplicità fatta bene.
In un guardaroba pensato, il dolcevita non è un’opzione. È una certezza.
Il potere del colore
L’inverno tende al grigio. Noi no.
Il colore non ha stagione e non ha genere: ha personalità. Molti si affidano ancora al nero come rifugio rassicurante, convinti che risolva tutto. In realtà, molto più del colore contano taglio, proporzioni, qualità del capo.
Le tinte che scegliamo parlano di noi: raccontano energia, discrezione, desiderio di presenza o bisogno di protezione. E proprio per questo possono diventare uno strumento potente.
A volte basta inserire una nota viva – un rosso, un verde deciso, un blu profondo – per cambiare postura, atteggiamento, umore.
Vestirsi è anche un esercizio di coraggio.
Il velluto
Il velluto è tornato. Anzi, non se n’era mai davvero andato.
Morbido, materico, elegante, attraversa con naturalezza il confine tra formale e casual. Di giorno con una sneaker, la sera con una scarpa importante: cambia l’accessorio, resta l’allure.
Maison come Etro continuano a interpretarlo con maestria, rendendolo riconoscibile al primo sguardo.
È il tessuto di chi ama farsi notare senza alzare la voce.
Denim
Parlare di jeans significa parlare di storia.
Da uniforme da lavoro a manifesto generazionale, fino a protagonista delle passerelle contemporanee. Oggi il denim è libertà di interpretazione: può essere ribelle, minimal, couture.
Tutto dipende da come lo si costruisce attorno.
Un grande alleato, sempre.
Animalier e camouflage
Ciclici, provocatori, irresistibili.
L’animalier torna dagli anni ’80 con la sua carica sensuale. I toni naturali restano i più semplici da gestire, ma qualche incursione cromatica può regalare sorprese interessanti.
Il camouflage, invece, continua la sua evoluzione urbana. Basta un pezzo, scelto bene, per dare carattere all’intero look.
La parola chiave? Misura.
Pelliccia
Quando il freddo si fa serio, il desiderio di protezione diventa protagonista.
La pelliccia – vera o sintetica, secondo sensibilità personale – rioccupa il centro della scena moda. Dopo stagioni di silenzio, le passerelle l’hanno rilanciata, restituendole quel valore iconico che l’aveva resa emblema di potere e benessere durante il boom economico.
Oggi dialoga anche con il guardaroba maschile, in modi nuovi e contemporanei.
Più che un capo, una dichiarazione.
La moda passa, lo stile resta.
E ogni inverno è una nuova occasione per ricordarlo.
Seguite Novella 2000 anche su: Facebook, Instagram e X
