“Io sono tutto l’amore che ho dato / tutto l’amore incondizionato / un sorriso dentro al pianto”

Inizia così, con la voce graffiata e sapiente di Ornella Vanoni, una canzone, scritta da Gabbani e Pacifico che oggi sembra scritta non per un disco, ma per la cronaca ferita di queste ore. Quell’ossimoro — un sorriso che nasce tra le lacrime — è diventato l’immagine di un’Italia intera che oggi si è fermata, stretta in un unico, immenso abbraccio, per l’ultimo saluto alle cinque vittime della strage di Crans-Montana che abbiamo pianto insieme.

È stata una giornata di volti rigati, di chiese colme e di un silenzio che faceva rumore. Eppure, proprio mentre il Paese viveva il suo momento più buio, la liturgia televisiva ha seguito il suo corso: dopo il dolore dei funerali, il telegiornale ha aperto le porte a Carlo Conti, con l’annuncio di Max Pezzali come ospite speciale al Festival.

Il peso del silenzio e il soffio della leggerezza

In molti si sono chiesti se fosse il momento giusto. Abbiamo assistito, solo lo scorso novembre, al rinvio dell’annuncio proprio per rispetto alla stessa Vanoni; una scelta che avevamo applaudito come segno di dignità e garbo. Oggi, davanti a una tragedia nazionale, lo stridore tra il lutto e la festa del Festival ha acceso più di una riflessione. Ci si è chiesti se il silenzio non dovesse restare l’unico protagonista della giornata.

Ma forse, a guardar bene, c’è una verità più profonda dietro la scelta di Carlo Conti e della Rai.

La televisione, nel suo ruolo più complesso e a volte ingrato, ha il compito di essere specchio, ma anche finestra. Se il TG ci ha mostrato lo specchio del nostro dolore, l’annuncio di Sanremo ha aperto quella finestra su un domani che deve continuare. Forse era necessario quel “soffio di leggerezza” per non restare schiacciati dal peso di una tristezza insopportabile.

Il mestiere del conforto

D’altra parte, il compito di chi fa spettacolo è proprio questo: non ignorare il pianto, ma abitarlo, offrendo un appiglio per risalire. Regalare un sorriso non significa dimenticare chi non c’è più, ma onorare la vita che resta. Ringraziamo dunque questo coraggio della normalità. Perché se è vero che oggi l’Italia è tutto l’amore che ha dato a quelle cinque anime, è anche vero che abbiamo bisogno di ritrovare, pur con gli occhi lucidi, quel “sorriso dentro al pianto” che ci permette di andare avanti.

Anche se oggi non sembra esserci un sorriso così forte che sappia emergere dalle nostre lacrime. Passerà, certo, passerà. Ma per ora sono solo lacrime.