«Gli stessi ritornano, belli, compiaciuti e vanitosi. E se la formula ha scavalcato un millenniopuò superare un decennio e restituire parola anche ai sopravvissuti e ai fantasmi». E’ Vittorio Sgarbi a commentare l’essenza del Maurizio Costanzo show dalle colonne de Il Giorno a corredo di un’intervista che il quotidiano pubblica al famoso giornalista. Che dice:«Non smetterò di fare televisione. Nemmeno per idea».

Quella di Sgarbi  sembra proprio una “dichiarazione d’amore professionale”  al padre del talk show a cui deve tutta la sua popolarità. Anche lui, come Giobbe Covatta, Enzo Iacchetti e Ligabue, è nato sul palco del teatro Parioli più di vent’anni fa.

«È bello esserci. Un po’ di trucco, e siamo gli stessi»,  continua il critico d’arte, presente di frequente al MCS (nell’ultima puntata addirittura assieme a suo padre). «Maurizio è come la vita: passa, finché noi ci siamo. Fermarci è come morire. Una festa mobile. E la festa continua. Oltre ogni notte, oltre ogni alba»: sono parole di piena gratitudine nei confronti del famosissimo conduttore romano.

 

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