Ministero della Cultura: scoppia il caos sui tax credit
Problematiche legate all’erogazione dei fondi pubblici: molte imprese restano in attesa mentre pochi grandi gruppi ricevono somme ingenti nonostante le…
Problematiche legate all’erogazione dei fondi pubblici: molte imprese restano in attesa mentre pochi grandi gruppi ricevono somme ingenti nonostante le indagini
Come riportato dal sito Ciak, si riscontrano forti squilibri: molte aziende attendono da tempo i pagamenti mentre il Ministero assegna oltre 70 milioni di euro a realtà che la stampa associa a indagini della magistratura romana. L’avvocato Michele Lo Foco, specialista in materia di diritto d’autore e componente dell’organo consultivo presso il Ministero della Cultura, esprime la sua opinione su questa vicenda complessa.
Avvocato, come funziona il tax credit?
“Il Ministero della Cultura mette a disposizione delle imprese audiovisive queste risorse sotto forma di compensazione fiscale per favorire il comparto cinematografico. Parliamo di capitali statali per la creazione di pellicole, serie televisive e altri prodotti creativi. Tale meccanismo dovrebbe sostenere le società garantendo la prosecuzione delle attività lavorative in ogni fase della produzione”.
Come vengono concessi questi contributi?
“Il sistema prevede due strade diverse: i fondi selettivi e quelli automatici. I primi premiano progetti con specifici pregi narrativi o storici legati all’identità italiana. Un esempio è il finanziamento di circa 800 mila euro dato recentemente a Fabrizio Corona per la sua opera distribuita da Netflix. I fondi automatici seguono invece una proporzione fissa sul budget totale dell’opera, indipendentemente dal successo di critica o dal numero di biglietti venduti”.
Sono contributi riservati solo a produzioni italiane?
“Le norme permettono anche a gruppi internazionali di accedere ai benefici, solitamente per una quota del 20%, se rispettano vincoli precisi. Le riprese devono valorizzare il territorio nazionale e il fascino dell’Italia, assicurando una visibilità globale. Questa strategia ha portato benefici reali alla promozione del nostro patrimonio”.
Cosa è allora che non funziona a suo avviso nel sistema?
“Innanzitutto il problema riguarda i tempi lunghissimi per ricevere il denaro. Il blocco dei fondi toglie ossigeno alle aziende. Molti professionisti del settore lamentano stipendi non pagati da un anno. Nonostante le promesse fatte da Gennaro San Giuliano e in seguito da Alessandro Giuli, nulla si è risolto. Gli impiegati ministeriali controllano ancora le pratiche passate, spesso sospendendo i pagamenti per verifiche legali”.
I controlli amministrativi e giudiziari però sono doverosi
“Certamente. Le indagini sono fondamentali e servirebbe maggiore severità per bloccare chi non produce nulla di reale. Penso al caso di Francis Kaufmann, attualmente inquisito per reati gravissimi. Il punto critico non riguarda l’esistenza dei controlli, ma il modo in cui queste regole trovano applicazione pratica”.
Ci aiuti a capire.
“Moltissime società subiscono il fermo delle attività per i crediti bloccati. In questo scenario emerge la mancanza di equità. Mentre la maggioranza attende, il gruppo Fremantle riceve nuovi stanziamenti. Mi risulta che Carlo Brugnoni abbia approvato per loro oltre 71 milioni di euro. Eppure testate come Il Fatto Quotidiano, Domani e RaiNews hanno riportato notizie di verifiche della Guardia di Finanza su quel gruppo. Questa disparità mette a rischio fallimento le piccole imprese che non appartengono a determinati circoli politici”.
Un esempio di questo tipo di società?
“La Red Private ha visto sparire i propri fondi per colpa di fornitori terzi indagati. Sebbene non ci siano prove di legami con la Sipario Movies S.p.A., la revoca è rimasta. Su tale questione il parlamentare Antoniozzi ha chiesto chiarimenti ufficiali al Governo tramite un’interrogazione”.
Per concludere, avvocato: quale è in sintesi il suo punto di vista sulla vicenda?
“La gestione del denaro dei contribuenti deve basarsi sulla trasparenza. Bisogna evitare che poche grandi realtà assorbano tutto il mercato cinematografico. Occorre un cambiamento immediato per riportare l’uguaglianza nel settore”.
Elenco dei finanziamenti destinati al gruppo Fremantle (€ 71.039.451,27)
Ottobre 2025
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Delitti in Famiglia – Stand By Me: € 84.364,54
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Tutto chiede salvezza 2 – Picomedia: € 1.943.093,31
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La città proibita – Wildside: € 5.629.609,53
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La scuola – Picomedia: € 4.925.293,04
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Mare Fuori 6 – Picomedia: € 3.305.903,54
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Sandokan & Marianna – Lux Vide: € 8.114.377,83
Novembre 2025
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Don Matteo 14 – Lux Vide: € 5.434.571,54
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Creature – Picomedia: € 1.091.692,03
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Di4ri – Stand By Me: € 1.963.785,53
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Blanca 3 – Lux Vide: € 4.020.118,26
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Charlie’s Tale – Wildside: € 18.996.204,40
Dicembre 2025
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Lenin – Stand By Me: € 65.338,14
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Parthenope – The Apartment: € 10.922.817,69
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La lezione – Picomedia: € 1.407.624,40
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Uno sbirro in Appennino – Picomedia: € 3.134.657,49
ANALISI CONCLUSIVA
L’amministrazione delle finanze pubbliche rappresenta il cuore del problema in questa congiuntura economica difficile. I cittadini esigono criteri imparziali. Una distribuzione non equa danneggia l’intera industria culturale e favorisce solo pochi attori dominanti. Risulta quindi indispensabile un atto correttivo per garantire onestà e parità di trattamento a tutti gli operatori del cinema.
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