L’abisso di Claudio Carlomagno: piange i genitori in cella ma resta il gelo per Federica
La disperazione estrema e il regime di sorveglianza speciale Non c’è pace nel carcere di Civitavecchia per Claudio Carlomagno. Da…
La disperazione estrema e il regime di sorveglianza speciale
Non c’è pace nel carcere di Civitavecchia per Claudio Carlomagno. Da quando la notizia del doppio suicidio dei suoi genitori ha varcato le sbarre, l’uomo è in uno stato di prostrazione totale. “Voglio uccidermi, ma mi manca il coraggio”, sono le parole che continuano a rimbombare nel corridoio del reparto. La situazione è così tesa che l’amministrazione penitenziaria ha dovuto spogliare la cella di tutto: via i vestiti, sostituiti da slip di carta, e sorveglianza a vista ogni minuto della giornata. È il protocollo anti-suicidio, una misura drastica per chi ha perso tutto in un colpo solo, travolto dalle conseguenze di un gesto che ha distrutto la sua famiglia d’origine.
Il paradosso: lacrime per il padre e la madre ma nessun rimorso per la moglie
C’è però un dettaglio che lascia raggelati gli inquirenti e il personale del carcere. In tutto questo sfogo di dolore per la morte della madre Maria Messenio e del padre Pasquale, Carlomagno non avrebbe speso una parola di pentimento per Federica Torzullo, l’ex moglie che lui stesso ha ammesso di aver ucciso e nascosto il 9 gennaio scorso. È un paradosso emotivo difficile da digerire: l’uomo appare annientato dal lutto dei genitori, eppure resta un muro di gomma rispetto al femminicidio commesso. In questo delirio, ha persino chiesto di poter vedere il figlio di dieci anni, ignorando forse l’abisso in cui ha scaraventato il piccolo, ora rimasto solo e affidato ai nonni materni.
La lettera d’addio dei genitori e l’ombra del coinvolgimento
Mentre il figlio si dispera in cella, ad Anguillara Sabazia si cerca di dare un senso alla morte di Pasquale e Maria. Sabato sera il tragico ritrovamento: un biglietto d’addio lasciato all’altro figlio e poi il silenzio definitivo. Pare che i due anziani non abbiano retto alla pressione mediatica. Il padre Pasquale, visto col suo furgone vicino alla casa del figlio proprio dopo il delitto, era atteso per un nuovo interrogatorio. Forse la paura di finire nel tritacarne mediatico o l’incapacità di accettare che il proprio figlio fosse un assassino li ha spinti a scrivere l’ultima parola nel modo più tragico possibile.
L’avvocato difensore parla di una vera “discesa agli inferi”, un dramma che ha colpito persone innocenti che non hanno retto al peso di una colpa non loro. Ma la realtà è che questa vicenda ha cancellato un intero nucleo familiare, lasciando dietro di sé solo un bambino senza genitori e senza nonni paterni. Resta il ritratto di un uomo, Claudio Carlomagno, che oggi piange per se stesso e per i suoi cari, mentre il silenzio sul femminicidio di Federica continua a pesare come un macigno su tutta questa terribile storia di cronaca nera.