Le canzoni di Sanremo 2026 al primo ascolto, quello senza coreografie, senza luci e senza l’effetto Ariston a coprire i difetti sono le più oneste. Solo testi, melodie, ritornelli. Tra chi gioca sul sicuro, chi sorprende davvero e chi prova a stupire, l’ascolto in anteprima dei brani in gara racconta un Festival decisamente tradizionale. Ma, tra tutti c’è chi ha qualcosa da dire e chi spera solo di farsi ascoltare, tanto per esserci.

LEGGI ANCHE: Belen Rodriguez canta nel brano di uno dei Big in gara a Sanremo 2026

I voti alle canzoni in gara al Festival di Sanremo 2026

Nei testi manca la stretta attualità: la maggior parte dei cantanti in gara parla di sé, delle proprie emozioni. È un Sanremo 2026 dove la maggior parte degli artisti si è messa allo specchio, per restituire al pubblico riflessioni più o meno profonde sulla vita, sulle difficoltà, sull’amore, sulle difficoltà in amore. C’è pure poca ironia, ad eccezione di Maria Antonietta e Colombre e J- Ax, ma non mancano le sorprese. Belle o brutte sarà il pubblico a deciderlo.

Carlo Conti “dal fioraio” per il Festival di Sanremo 2026

«La scelta delle canzoni è sempre la parte più difficile»: Carlo Conti ha usato una metafora per raccontare come le ha selezionate; «Ogni anno è come andare al mercato per comporre un bouquet di fiori il più variegato possibile. Magari pensi di voler fare un bouquet di sole rose e poi trovi anche fiori diversi, qualcosa di inaspettato, che ti colpisce per il colore. L’obiettivo è avere un bouquet variegato, che possa piacere a tante sfaccettature diverse del pubblico». Ascoltando i trenta brani in gara, si comprende come Conti sia riuscito nell’impresa. Le critiche ai suoi gusti non mancano e non mancheranno, ma senza polemiche non è Sanremo. E questo lo sa e li ribadisce spesso pure lui. Di seguito, i voti alle trenta canzoni.

sanremo 2026
Tommaso Paradiso e Carlo Conti (IPA)

Tommaso Paradiso, I romantici. Voto 6

Debutta al Festival con I romantici e racconta se stesso, la sua vita. Tommaso Paradiso è diventato padre e ci tiene a farlo sapere. Nel brano dice che guarda lo stesso film, ma con I romantici canta pure la stessa canzone. Non esce dalla sua comfort zone. Alla fine l’usato sicuro piace alla gente quindi avrà ragione lui.

Malika Ayane, Animali notturni. Voto 5,5

Ha un ritmo movimentato, un po’ latino, un po’ funk. Ma poco frizzante. La voce c’è, ma da lei ci si aspettava qualcosa in più: Animali notturni è una canzone spiazzante, sicuramente ricca di atmosfera. Malika Ayane è raffinata come sempre e quest’anno ha scelto la via del coraggio

Sayf, Tu mi piaci tanto. Voto 7

Al primo ascolto ricorda Bam Bam di Banfy ma non è una canzonetta banale. Il testo è ricco di richiami all’attualità e la melodia funziona al punto che di certo resterà in testa a chi la ascolta. Sayf è una delle vere sorprese del Festival 2026 perché si muove tra leggerezza e consapevolezza. La canzone è semplice, nell’accezione più positiva possibile. Funziona nell’immediato e a Sanremo questo vale oro.

Patty Pravo, Opera. Voto 5

La signora della musica che non deve dimostrare niente a nessuno. La sua Opera è una canzone lenta, forse poco incisiva al primo ascolto e per questo sembra già sentita. Ma al tempo stesso è perfettamente nel suo stile, teatrale ed elegante. Non è un brano da classifica e nemmeno da ascolto veloce, come si richiede a Sanremo.

Luchè, Labirinto. Voto 5

Autotune a tutto spiano, ma il testo (in italiano) c’è. Manca il ritornello facile, quello che si ricorda in fretta, ma tutto sommato Labirinto è un pezzo coerente. Un po’ lontano dalle atmosfere classiche del Festival. Da riascoltare.

Mara Sattei. Le cose che non sai di me. Voto 5

Una canzone d’amore classica, stile Sanremo, niente di più e niente di meno. È come se Mara Sattei avesse guardato tanti Festival per trovare una chiave che funziona. Ed eccola: la ballad introspettiva. Che funziona, ma non è da standing ovation.

Francesco Renga, Il meglio di me. Voto 7

Sarebbe davvero interessante capire come mai negli ultimi anni Francesco Renga per molti sia considerato un vecchio da rottamare. Troppo spesso bistrattato, torna al Festival di Sanremo 2026 con una canzone perfetta per il palco dell’Ariston e per integrarsi nel suo repertorio.

Ditonellapiaga, Che fastidio!. Voto 8

Ascoltandola ad occhi chiusi in alcuni passaggi può sembrare Miss Keta. Invece no. Margherita Carducci in arte Ditonellapiaga è originale al 100% e quest’anno porta un brano ironico che funziona perché parla a chi lo ascolta, parlando di chi lo ascolta. Che fastidio! è un elenco situazioni e persone che sarebbe meglio evitare per vivere in serenità (La moda di Milano, lo snob romano, il sogno americano,il politico italiano, i cani alle dogane, il corso di pilates, il pranzo salutare…).

Leo Gassmann, Naturale. Voto 5

Quella di Leo Gassmann per Sanremo 2026 sembra una canzone di Tommaso Paradiso. Parla della naturalezza come valore, idea valida per carità. Ma non lascia il segno: a meno di trent’anni non puoi già cantare di rimpianti, dai. La melodia, però, è da Sanremo 100%

Sal Da Vinci, Per sempre sì. Voto 8

Astuto. Sal Da Vinci torna a Sanremo per la seconda volta dal 2009, quando si era classificato terzo con Non riesco a farti innamorare. E stavolta lo fa con una canzone più moderna, decisamente perfetta per i social e in particolare per Tik Tok, dove è iniziata la sua seconda giovinezza con Rossetto e caffè. C’è chi dice che Per sempre sì è una canzone perfetta per i matrimoni: e allora? Che c’è di male? La Siae ringrazia

Levante, Sei tu. Voto 6,5

Intima, romantica. Profonda. Levante si mette a nudo con un ritmo che sorprende: un pop moderno che si muove tra emozioni profonde e uno dei testi più validi: “ Ci si innamora per fare spazio dove posto non si trova, per mostrarsi anche nelle miserie, poi restare a contare le macerie”.

Tredici Pietro e Carlo Conti (IPA)

Tredici Pietro, Uomo che cade. Voto 6, 5

È un rap a metà quello del figlio di Gianni Morandi che raccontare una caduta, sì, ma interiore. Tra hip hop e melodia classica, rime interessanti e un ritornello che funziona, non riesce a diventare un tormentone. Ma in fondo funziona e per un debutto non è poco.

Enrico Nigiotti, Ogni volta che non so volare. Voto 7

Una canzone in perfetto stile Nigiotti che racconta del tempo che passa. Del tempo che “corre, quanto è stronzo, sorpassa e poi ti ruba il posto”. È una canzone intima Ogni volta che non so volare, scritta con Pacifico. Ed entra in un mondo personalissimo, “mentre fuori scoppia un altro inferno, da qualche parte adesso è già domani”

Samurai Jay, Ossessione. Voto 6

Samurai Jay, al suo esordio sul palco del Festival, tenta la carta più classica e punta al tormentone con ritmo latino. La melodia c’è, il testo è debole ma funzionale all’intenzione. Canzone estiva furba, nel suo stile. Parafrasando il suo successo più recente, non è tutto sbagliato. Anzi.

Serena Brancale, Qui con me. Voto 5

Trasformista, Serena Brancale diventa raffinata e così vuole far dimenticare Anema e core e quest’anno presenta una canzone d’amore al 100%, dedicata a sua madre. È una lettera d’amore potente che di certo spiazza il pubblico che l’ha conosciuta proprio sul palco dell’Ariston un anno fa. La voce c’è, ma non è quella di Arisa.

Arisa e Carlo Conti (IPA)

Arisa, Magica favola. Voto 8

Signore e signori: la voce. Quella di Arisa è la più preziosa tra tutte quelle in gara. La canzone è bella, per carità. Ma nel suo repertorio ci sono canzoni che sicuramente la valorizzano di più. Anche se il ritornello funziona, eccome. La sua favola magica è nella conclusione: “Non c’è più bianco né il nero ma l’arcobaleno più grande che c’è, c’è l’arcobaleno qui dentro di me”

Nayt, Prima che. Voto 5

È tornato Rkomi a Sanremo? Al primo ascolto di William Mezzanotte, in arte Nayt, viene da chiederselo e no, non è una domanda che sottintende un complimento. Il suo rap veloce su base lenta cresce ma il testo è troppo denso. Prima che è un brano onesto e al tempo stesso piatto. Senza particolari picchi.

Dargen D’Amico, Ai Ai. Voto 5

“Ai AI cosa mi fai?”: Dargen D’Amico torna al Festival con una filastrocca delle sue e stavolta nel suo mirino c’è l’intelligenza artificiale. Il ritmo? C’è. Le radio la passeranno senza dubbio ma per scalare la classifica serve ben altro. Ai Ai è una canzone furbetta. E pure divertente. Niente di più.

Raf. Ora e per sempre. Voto 6

Ora e per sempre Raf l’ha scritta con suo figlio Samuele Riefoli e insieme hanno fatto un viaggio nel tempo. Negli anni Ottanta. E in mezzo, una dedica d’amore incisiva e per niente scontata: “E tu sei sempre la più bella/ Il tempo ti sta una meraviglia/ E ogni segno sulla pelle parla di te”.

LDA e AKA 7even, Poesie clandestine. Voto 7

Spagna e Napoli, insieme. I due Luca, il figlio di Gigi D’Alessio e Luca Marzano, hanno unito sonorità latine e quelle delle origini per un pezzo che gira bene . “Ossaje che è una tarantella”. Una collaborazione vincente, un brano divertente.  La dedica d’amore è decisamente singolare: “Tu sei Napoli sotterranea”. Ok

Bambole di pezza, Resta con me. Voto 5

Arrivano al Festival con un brano più pop che rock, come invece ci si poteva aspettare. Se a cantare fossero stati i Modà nessuno si sarebbe scomposto: lo stile è quello. La canzone parla di farsi coraggio a vicenda e a Sanremo 2026, dove sono al debutto assoluto, di certo il coraggio gli servirà.

Fulminacci, Stupida fortuna. Voto 7,5

Anche questa canzone di Fulminacci, come altre sue, si ascolta e si può guardare. Stupida fortuna è una riflessione sull’imprevedibilità della vita, ma senza drammi. Un testo pulito, un ritmo delicato. È una canzone da falò in spiaggia, si farà cantare. Promosso.

Ermal Meta, Stella stellina. Voto 6,5

Un brano ritmato che avrebbe potuto essere cantato anche da Fiorella Mannoia. Stella stellina è una ninna nanna che Ermal Meta dedica alle vittime di Gaza, senza nominarle. . Il testo racconta di attese e desideri, con immagini poetiche come quella della primavera che non arriva più.

Elettra Lamborghini, Voilà. Voto 5

Villaggio vacanze, gioco aperitivo…. Voilà di Elettra Lamborghini a Sanremo 2026 è la colonna sonora perfetta: fa ballare, senza troppe pretese. Anzi, proprio senza pretese. Di bello c’è che omaggia Raffaella Carrà: “E allora viva viva viva la Carrà”.

Chiello, Ti penso sempre. Voto 8,5

La canzone, Ti penso sempre, l’ha scritta con Tommaso Ottomano che è il principale collaboratore nonché migliore amico di Lucio Corsi. E Chiello, al debutto al Festival, sceglie di parlare di sentimenti: “Quindi, amarsi a cosa serve? Se finiamo per odiarci, quanto tempo che si perde, a dirsi ti amo e dopo addio”. Con intensità

Eddie Brock, Avvoltoi. Voto 6

Chitarra e voce. “Dicono sempre di essere degli eroi, ma ti girano intorno come avvoltoi”: nello stile arriva a ricordare Olly che, non va dimenticato, un anno fa ha vinto. Destinato a far parlare di sé, Edoardo Iaschi, con un’interpretazione impeccabile, per Sanremo 2026 ha scelto una canzone giusta.

Maria Antonietta e Colombre, La felicità e basta. Voto 7

Coppia sul palco e nella vita, si spera che non si lascino come i Coma-Cose. Maria Antonietta e Colombre portano una canzone fresca e decisamente frizzantina, che strizza l’occhio agli anni Ottanta con intelligenza e tanta ironia. Loro, la felicità, se la prendono e basta. Con ritmo. Di certo la loro canzone diventerà uno dei tormentoni del prossimo Festival.

Fedez e Marco Masini, Male necessario. Voto 10

“La gente pudica giudica/ Che brutta gente che frequenta Fedez/ Ma ci si dimentica sempre che Giuda/ Se la faceva con gente per bene”: Federico Lucia canta pure di se stesso. Qualcuno dirà narcisiste. Qualcun altro, genio. Perché lo fa con Marco Masini in quella che da coppia improbabile solo un anno fa prima di affrontare l’Ariston insieme, oggi è diventata una certezza. Insieme firmano un pezzone, il migliore al primo ascolto. Destinato a far parlare. E far salire la bile agli invidiosi.

Michele Bravi, Prima o poi. Voto 5

La voce resta delicata, ma la canzone non decolla mai. Michele Bravi tra introspezione e malinconia finisce per confondere più che emozionare. Un tentativo elegante, assolutamente, ma tra brani di punta questo Prima o poi rischia di passare inosservato. Peccato.

J-Ax, Italia Starter Pack. Voto 9

È la vera sorpresona del Festival 2026 con una canzone veramente sua, che presto diventerà di tutti. Movimentata, in stile country, racconta tutti i cliché dell’Italia e degli italiani, in pieno stile J-Ax: “Ci dicono che siamo disonesti, furbetti/tutti dei gran figli di mammà/Di leggi sbagliate e di caffè corretti/ Ma abbiamo pure dei difetti/ Eh in effetti”. Come dargli torto?

 

[-]