Le Dolomiti si tingono di bianco e d’azzurro per il ritorno del fuoco olimpico. Un viaggio che unisce la nostalgia del 1956 all’attesa per i prossimi Giochi del 2026

C’è qualcosa di magico nel vedere la Fiamma Olimpica farsi strada tra le cime innevate delle Dolomiti. Non è solo sport, è memoria che prende vita. Esattamente settant’anni dopo i mitici Giochi del 1956, Cortina d’Ampezzo si è riscoperta il cuore pulsante dell’inverno italiano. Guardando la fiaccola avanzare tra le nuvole di neve fresca, si percepisce chiaramente che non stiamo solo aspettando un evento: stiamo onorando una promessa fatta alla montagna decenni fa.

Un percorso che profuma di storia e rispetto

La staffetta non è stata una semplice corsa, ma un abbraccio lungo tutto il Bellunese. Partita da Ponte nelle Alpi, la Fiamma ha attraversato luoghi che portano i segni del tempo, come l’area del Vajont. Qui, il silenzio della memoria si è fuso con il rispetto dei tedofori. Tra i volti noti, abbiamo visto Daniele Molmenti (oro a Londra 2012) portare il testimone con la grinta di sempre. A Longarone, poi, c’è stato un momento da pelle d’oca: Maurilio De Zolt. Vederlo correre con quel passo ancora leggero fa quasi dimenticare che sono passati trent’anni dal suo trionfo a Lillehammer. La forma fisica? Semplicemente incredibile.

Gli Alpini e quel bacio tra leggende

A Pieve di Cadore la giornata si è fatta ancora più solenne, celebrando la memoria degli Alpini con trecento “penne nere” a scortare il fuoco sacro. Ma l’immagine che probabilmente resterà nel cuore di tutti è avvenuta a San Vito di Cadore. Il “Torch Kiss”, lo scambio della fiamma, ha visto protagonisti Dario Pivirotto e Bruno Colli. Sapete cos’hanno di speciale? Erano tedofori anche nel 1956. Vedere i loro occhi lucidi mentre passavano il fuoco è stato come vedere il passato che dà la benedizione al futuro. Un ponte generazionale che nessuna intelligenza artificiale potrebbe mai spiegare davvero.

Il mito di Cortina tra piste leggendarie e sguardi al futuro

Avvicinandosi al centro, la staffetta ha sfiorato il Cortina Sliding Centre, proprio dove Eugenio Monti, il “Rosso Volante”, scriveva pagine epiche del bob. Oggi quella pista si sta rifacendo il look per il 2026, ma l’anima è rimasta la stessa. Passare per Socrepes e le Tofane, con la neve che scendeva fitta quasi a voler creare la scenografia perfetta, ci ha ricordato perché Cortina è la Regina delle Dolomiti. Non è solo una questione di piste, è l’atmosfera che si respira tra i rifugi e le vie del centro.

Largo delle Poste: l’inizio di un nuovo capitolo

Il gran finale a Largo delle Poste è stato un mix di festa e orgoglio. Tra i 66 tedofori che si sono dati il cambio, gli ultimi 15 hanno portato la Fiamma in una piazza gremita, nonostante il freddo pungente. Per coronare il tutto, è stato svelato il poster ufficiale di Milano Cortina 2026,  creato da Pierpaolo Rovero: un’opera che racchiude settant’anni di sogni in un’unica immagine. Quando il braciere si è acceso, Cortina non ha solo celebrato il suo passato, ha urlato al mondo che è pronta a tornare protagonista dal 6 al 22 febbraio. E noi, sinceramente, non vediamo l’ora.

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