Tenniscore, quando uno sport esce dai campi da gioco e influenza la moda
Una disciplina che ha saputo creare un stile da imitare nella vita di tutti i giorni: un lusso discreto ma accessibile.
Può uno sport svincolarsi dai campi da gioco, influenzare la moda, ispirare il cinema e dar vita a una sorta di movimento cui in tanti, in un modo o nell’altro, provano ad aderire? Se lo sport in oggetto è il tennis, la risposta è sicuramente sì.
Nessuno come lui, nemmeno l’amatissimo calcio, è stato capace di andare oltre il perimetro di quel rettangolo di terra o erba per assumere la dimensione di fenomeno, tanto che è stato coniato il termine tenniscore per indicare tutto ciò che pur non avendo a che fare con set ed ace è riconducibile a questo sport. Su ogni altra cosa, la moda.
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Il tennis detta moda con il ‘tenniscore’
C’è chi lo definisce quiet luxury, e non a torto, ma dietro la passione per lo stile ispirato al tennis c’è qualcosa di molto più importante del desiderio di un capo o di un accessorio: il ritorno dell’eleganza vera. «Il tennis ha sempre avuto la vocazione ad andare oltre gli impianti sportivi e a instaurare un connubio forte con la moda», premette la professoressa Paola Pattacini, Head of Fashion School presso IED Roma. «Anche il golf ci ha provato, ma con meno fortuna, perché ha codici molto meno comprensibili e soprattutto più strettamente legati al campo da gioco, mentre maggiori contaminazioni sono arrivate dall’equitazione, un altro sport – non a caso – estremamente raffinato».
L’idea di eleganza connessa al tennis, del resto, è insita nel gioco stesso. Rimanda sia alle origini nobili della disciplina, che nella sua versione moderna era praticata soprattutto da circoli elitari, sia alla sua dimensione estetica. Basti pensare a Wimbledon, il torneo più elegante di tutti, dove da 150 anni è d’obbligo il bianco (questione di immagine, per nascondere il sudore, più visibile su capi colorati) e dove, pur non essendoci regole scritte per il dress code degli ospiti, c’è la tendenza – che tutti rispettano- a essere impeccabili sugli spalti. Un dettaglio sconosciuto agli altri tornei. Alla ragione storica si somma, poi, quella culturale.
La vera forza del tenniscore, insomma, sta nell’eleganza che non ha bisogno di urlare per dichiararsi. «Ha dentro dei codici molto precisi: minimal e qualità “percepita”, piace perché rassicura e insieme eleva», spiega Francesca Irranca, consulente d’immagine. «Anche un capo semplice, se rispetta questi elementi, comunica immediatamente un certo prestigio. Bisogna sentirlo proprio, però, tutto va interpretato in base alla personalità. Non serve il logo, ma il linguaggio giusto per fare la differenza».
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