Bowland, quando la musica soffia il vento della rivoluzione
La denuncia della band iraniana contro i massacri nel loro Paese d’origine. Tra melodie elettroniche e cover iconiche, la dimostrazione che l’arte può abbattere ogni censura
La denuncia della band iraniana (ma fiorentina d’aozione), contro i massacri nel loro Paese d’origine. I Bowland, divenuti famosi nel nostro Paese con il quarto posto a X Factor 2018, ci raccontano di come la musica può diventare una spinta culturale importante per conquistare la libertà.
L’impegno dei Bowland per sostenere il loro popolo
Un viaggio nell’Iran di ieri e di oggi. Fino a entrare nel merito della questione: un popolo che lotta per difendere i propri diritti e rivendica il ruolo della donna, dopo quasi mezzo secolo di soprusi e violenze. «Chi spara sulla folla inerme e massacra i propri connazionali perde ogni tratto di umanità: per noi, quelle milizie sono a tutti gli effetti degli “zombie”. Il regime ha oscurato Internet per diffondere propaganda ma, tramite le testimonianze dirette, sappiamo con esattezza quali atrocità siano state commesse», spiega collettivamente il gruppo (tornato da poco con un nuovo singolo, Look at Me) che ha voluto raccontare l’inizio tragico di questo 2026 per l’Iran con la cover del celebre brano dei Cranberries Zombie, del 1993.
Il sogno di Lei Low, la voce di Bowland
«Esibirmi in Italia è bellissimo, ma il mio sogno più grande rimane poter cantare in Iran. Sento che la mia voce, anche da lontano, resta un profondo strumento di protesta», racconta nel corso dell’intervista Lei Low, nome d’arte di Leila Mostofi, frontwoman dei Bowland, consapevole che attualmente nel suo Paese d’origine le donne non hanno il diritto di esprimersi liberamente.
«Purtroppo lì, da ben 47 anni, la voce femminile solista è severamente vietata dalla legge. Forse è per questo dogma opprimente che a lungo ho nascosto il mio talento, celandolo persino a Pejman. Tuttora provo un blocco interiore legato a questo castrante retaggio culturale», ha aggiunto la cantante dei Bowland.
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50 anni di angherie e oppressioni
«Il rispetto del ruolo delle donne nella società, che da decenni subiscono le vessazioni peggiori, ha dato il via a una sollevazione popolare inarrestabile», ha spiegato invece Saeed Aman, polistrumentista dei Bowland.
La lotta continua
La speranza che qualcosa stia cambiando c’è, perché è altrettanto vero che la consapevolezza è cresciuta tra i cittadini e il desiderio di lbertà ora è più forte che mai.«Il popolo iraniano ha preso la decisione di abbattere la dittatura. Un percorso lungo e doloroso, ma non c’è più possibilità di tornare indietro dopo tutto il male e le vite spezzate», ha invece spiegato Pejman Fani, terzo membro dei Bowland.
Il servizio completo di Umberto Mortelliti con l’intervista a Leila Mostofi, Pejman Fani e Saeed Aman, i tre componenti dei Bowland, sul numero di Novella 2000 in edicola e in digitale. Per avere la vostra copia digitale in promo cliccate QUI.
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(l’immagine di copertina è di Antonio Agostinelli)