In una di queste calde serate estive mi sono unita alle mie due figlie (12 e 14 anni) che guardavano un cult della mia adolescenza: Beverly Hills 90210. La puntata era quella dove nel lussuoso liceo della cittadina californiana si discuteva se distribuire preservativi a scuola fosse cosa buona e giusta. Tra genitori contrari e figli in sommossa, la timida Donna Martin riuscì perfino ad affrontare la madre, conservatrice e fan accanita dell’astinenza dal sesso come unica via percorribile. In parole povere la liceale diceva: «È come avere una casa con una bella piscina e vietare ai vostri figli di farci il bagno, ma loro prima o poi troveranno il modo di entrarci. Non sarebbe meglio voi gli abbiate insegnato prima a nuotare».

Erano gli Anni ’90, tra i temi caldi c’era il pericolo mortale dell’AIDS, le gravidanze indesiderate, e ora, a distanza di quasi 30 anni siamo ancora qui, a parlare forse meno di malattie sessualmente trasmissibili (ma sempre drammaticamente presenti) e la diatriba se sia giusto o meno fare educazione sessuale a scuola. Nelle stesse sere, poi, una notizia dall’Alto Adige. Dal 1° settembre 2026, qui si farà quello che la politica nazionale preferisce spesso evitare: guardare in faccia la realtà. Con un progetto pilota da mezzo milione di euro, la Provincia autonoma di Bolzano garantirà la contraccezione gratuita — dalla pillola ai preservativi, dagli impianti sottocutanei alla spirale — ai ragazzi e alle ragazze tra i 14 e i 25 anni.

 

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L’importanza dell’educazione sessuo-affettiva

Un’iniziativa pragmatica e coraggiosa quella dell’Alto Adige, nata non da una crociata ideologica, ma dall’urgenza fredda dei numeri. I dati dell’Astat (l’Istituto provinciale di statistica), infatti, parlano chiaro: nel 2025 nella regione altoatesina si sono registrate 595 interruzioni volontarie di gravidanza, segnando un incremento del +13,3 per cento rispetto all’anno precedente. Quasi la metà di queste donne aveva un’età compresa tra i 18 e i 29 anni, e circa una su quattro aveva già affrontato un aborto in passato.

Di fronte a questa fotografia, l’assessorato alla Sanità guidato da Hubert Messner ha preso la decisione più logica dal punto di vista medico e sociale: abbattere le barriere economiche e l’imbarazzo dell’acquisto per rendere l’accesso agli anticoncezionali immediato e protetto. Fornire strumenti pratici è un passaggio fondamentale per evitare che un’inesperienza o la mancanza di risorse trasformino una gravidanza indesiderata in una ferita dolorosa, perché sarà meglio ricordare che nessuna donna affronta un aborto come fosse una festa.

Ma la vera domanda è un’altra: un profilattico o un blister di pillole distribuiti in consultorio bastano a formare un cittadino consapevole? Ed è proprio qui che si consuma un cortocircuito tutto italiano. Mentre c’è chi cerca di tamponare le emergenze offrendo farmaci e dispositivi gratuiti, sul piano nazionale la scuola pubblica viene progressivamente disarmata della sua funzione educativa più importante: quella alla salute, al rispetto e alla consapevolezza affettiva e sessuale.

Con l’approvazione del cosiddetto DDL Valditara, l’insegnamento dell’educazione sessuale e affettiva nelle aule è stato imbrigliato in una maglia di cavilli e veti, e la domanda nella mia testa da donna, madre e cittadina è una: «Trattare la contraccezione come un semplice farmaco da banco senza insegnare la gestione delle relazioni, del consenso e del proprio corpo è come consegnare le chiavi di un auto a chi non ha mai fatto una guida, sperando che non faccia incidenti solo perché la macchina è gratis». Ecco, un po’ in stile Donna, visto che io non guardavo Beverly Hills per la prima volta come le mie figlie adolescenti.

L’approccio dell’Alto Adige è un ottimo modello di harm reduction (riduzione del danno), ma da solo rischia di rimanere una risposta emergenziale a un problema culturale profondo. I giovani italiani non arrivano all’aborto o alle malattie sessualmente trasmissibili per cattiveria o superficialità innata, ma per analfabetismo emotivo e biologico. Quando la scuola abdica al suo ruolo di spazio neutro, scientifico e inclusivo di crescita — frenata da leggi che vedono nella prevenzione una presunta “ingerenza ideologica” — a vincere sono sempre la disinformazione e la vergogna. La regione altoatesina dimostra che la sanità pubblica può fare la sua parte. Io da madre faccio e farò la mia (almeno spero), ma ora più che mai spetta alle famiglie e alla politica capire che dare spazio alle istituzioni scolastiche, nel preparare le nuove generazioni a fare scelte libere, informate e responsabili non è un pericolo: è il compito primario di uno Stato moderno.

 

Questo articolo si trova nel nuovo numero di Novella 2000 in edicola dal 12 agosto 2026.

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