Klaus Davi

Klaus Davi: la politica, il futuro in TV e quella volta con lo ‘ndranghetista (INTERVISTA)

Intervista al massmediologo Klaus Davi, che a Novella 2000 rivela: ‘Mi rivedrete a Mediaset’. E sulla sua vita privata: ‘Col carabiniere è finita, ho avuto un flirt con uno ‘ndranghetista’.

Eccentrico ma puntuale, sopra le righe ma quadratissimo come le geometrie dei suoi completi. Klaus Davi è uno dei personaggi più squisitamente ricercati dei salotti televisivi. Esperto di opinione popolare, di marketing, di stile e di mass media, i suoi sono tra i pareri più attenti e provocatori del giornalismo e delle inchieste TV.

Da qualche anno s’interessa attivamente di politica e si spende per far conoscere luci ed ombre della Calabria, regione nella quale è diventato consigliere comunale a San Luca, uno dei luoghi maggiormente segnati dalla malavita.

Proprio il suo amore sconfinato per questa terra, troppo spesso bistrattata da una propaganda sfavorevole, lo ha recentemente coinvolto nelle polemiche su uno spot che comparava Nord e Sud.

Su questo e molti altri temi abbiamo sentito Klaus Davi in una lunga intervista. Il massmediologo – così lo definisce il suo lavoro – ci ha anticipato il futuro in TV e qualche sorprendente scheletro nell’armadio della sua vita sentimentale. La storia con il carabiniere che aveva svelato ai giornali lo scorso anno? Finita. Ma nel suo passato c’è stata una simpatia, seducente e mai raccontata, per un giovane membro della ‘ndrangheta…

La replica di Klaus Davi alle polemiche sullo spot pro-Calabria

Klaus, cosa risponde agli attacchi della politica per lo spot con cui voleva promuovere la Regione Calabria?

“La tecnica pubblicitaria comparativa con cui è stato costruito lo spot suscita polemiche per definizione, perché confronta due prodotti. Giocandosi poi tutto sulla polarità Nord-Sud, che insomma è atavica, un po’ era previsto – devo essere onesto. Sono trent’anni che faccio questo lavoro, e sembrerei un pivello a dire che non lo prevedevo… Chi però ne ha determinata una svolta di marketing è stato il signor Luca Zaia, il quale ha trattato questo spot come fosse la campagna Barilla, invece è uno ‘spottino’ web realizzato, onestamente, per creare dibattito sui social network. È stato lui il vero promotore dello spot, invece Attilio Fontana e Giovanni Toti si sono ben guardati dal dargli la stessa importanza!”.

Da dove ha avuto l’idea?

“Be’, non è facile pubblicizzare la Locride dopo che per trent’anni si è associata a sequestri di persona, narcotraffico e piantagioni di marijuana. Invece si tratta di una terra bellissima, fatta di coste incontaminate, borghi mozzafiato come Geràce, che per esempio ha dato i natali al magistrato Nicola Gratteri. Borghi tanto sconosciuti quanto vuoti, dove nessuno viene per una cattiva pubblicistica, perciò dovevo provare qualcosa di forte. Tanto più che non c’era molto tempo: la stagione estiva sarebbe iniziata a breve, e dovevo tentare d’intercettare quantomeno il turismo italiano”.

Lo spot pro Locride curato da Klaus Davi

Mi pare quindi scontato chiederle dove andrà in vacanza quest’estate…

“Sicuramente a Reggio, ma troverò anche il tempo di andare un po’ in Sicilia e in particolare a Catania, che ha una vita notturna che per me è irrinunciabile. Nonostante i miei 55 anni ho sempre amato la disco music, la house music, e in pista mi scateno con i miei tanti amici. E se non ci sono loro… al Sud comunque non si è mai soli!”.

Perché la Calabria e il flirt con lo ‘ndranghetista

Ma come mai la sua vita di recente sembra orbitare solo intorno alla Calabria?

“Io sono italo-svizzero, figlio dell’immigrazione e degli anni Sessanta. Anche se vivo al Nord, al Sud ci sono sempre un po’ cresciuto. In più, cinque anni fa ci fu un caso giornalistico che mi ha coinvolto direttamente a proposito di un giudice corrotto dalla ‘ndrangheta. Fu così che scesi in Calabria scoprendo una regione straordinaria che sotto tanti aspetti ricorda il mito di Gianni Versace, il più grande genio del mondo della moda che ha fatto della Magna Grecia la sua fonte di ispirazione assoluta. Poi mi affascinava che fosse tra le regioni del Sud la più sconosciuta, e in quanto comunicatore d’impresa c’era la sfida di raccontarla”.

A settembre correrà anche per le elezioni regionali. Quali sono i suoi impegni in tal senso?

“Lavoro per i giovani, pulire la città dai rifiuti, creare opportunità di lavoro, valorizzare le bellezze cittadine a fini turistici. La prima cosa che farò sarà assumere un esperto di finanziamenti: dove si possono trovare soldi, li andremo a prendere. Poi da cinque anni mi occupo di giustizia. Ho incontrato quasi tutte le famiglie di ‘ndrangheta, le ho raccontate direttamente dalle case dei capi e dei boss più in vista. Qualcuno mi ha mandato via, qualcuno ha tirato qualche pugno o cose del genere, ma posso dire che si è trattato di un’esperienza molto interessante, che ho raccontato sul mio canale Youtube KlausCondicio“.

Dev’essere stato anche difficile. Non ci sono stati episodi eclatanti?

“Be’ sì, Buccinasco per esempio me le ha praticamente suonate. Ma ero a Milano in quel caso. In Calabria invece una volta ero da un influente capo ‘ndrangheta della nuova generazione, di cui per ovvie ragioni non farò il nome. Gli ho fatto un’intervista, mi ha raccontato della sua famiglia, ma alla fine mi ha fatto capire che mi avrebbe invitato a cena e che mi stesse corteggiando. Devo essere onesto: mi piaceva tantissimo… Ci sentimmo per telefono e gli feci capire che, se mai ci fossimo messi insieme, il suo nome mi avrebbe creato grandi problemi, perciò rinunciai. Feci di tutto per avere il più tatto possibile, visto che con certa gente è meglio non scherzare!”.

Cosa l’attraeva di lui?

“Era un bel ragazzo ma anche molto intelligente. Però non avrebbe mai rinunciato alla ‘ndrina per una storia come la nostra. Non credo fosse interessato a un rapporto fisso, quanto piuttosto a qualche avventura. E questo dimostra anche quanto sia cambiata la ‘ndrangheta e quanto siano cambiati i tempi. Dieci anni fa una cosa del genere sarebbe stata impossibile”.

Tutto sulla sua storia d’amore tra Klaus Davi e il carabiniere calabrese

Anche lei però ha dichiarato di non essere portato per la vita di coppia…

“Ha ragione. La verità è che sono un solitario. Ho una vita sociale talmente intensa, che a fine giornata non ne posso più di vedere gente, per cui vado a casa con la mia mazzetta di giornali, mi basta un libro e per me è la cosa più bella. Non sono uno che ha problemi di solitudine, e forse proprio per questo sì, ho avuto relazioni o storie anche importanti, ma in tanti anni non ho mai convissuto”.

Col carabiniere di cui parlò l’anno scorso come procede?

“È un carabiniere-investigatore che ho conosciuto per ragioni di lavoro e di cui ho parlato l’anno scorso, ma ora la nostra storia è arrivata al capolinea. Sono stato talmente impegnato nel tenere in piedi la mia azienda di comunicazione e nel portare avanti le mie battaglie politiche, che avere anche una relazione diventava impossibile. Vorrà dire che mi sposerò… con il mio lavoro!”.

Perdoni la domanda, ma lei ha mai fatto ufficialmente coming out?

“No. Mi fu semplicemente chiesto con chi stessi nel corso di un’intervista, e io risposi ‘Con un carabiniere’. A domanda diretta, ho risposto. Sono sempre andato al Gay Pride, al Friendly Versilia di Alessio De Giorgi, e ho sempre partecipato a iniziative organizzate dall’Arcigay, per esempio. Insomma, per il mondo gay io ci sono sempre stato, ma non mi è mai stato imposto di rivelare pubblicamente il mio orientamento sessuale”.

Nel mondo politico ha mai incontrato resistenze da questo punto di vista?

“Devo dire la verità: no. Anzi, persone come Matteo Salvini che io conosco da vent’anni o come Ignazio La Russa o Gasparri – nomi assolutamente casuali per citare il centrodestra – che possono sembrare piuttosto ruvidi su questi argomenti, in realtà mi hanno sempre molto rispettato. Sul fronte del centrosinistra posso dire lo stesso, anche se per quella parte politica risulterebbe un controsenso comportarsi diversamente, perché ne fa una battaglia. Quindi mi sento di dichiarare che nel mondo politico italiano, contrariamente a quanto si possa pensare, l’omofobia non esiste”.

Perciò una legge anti-omofobia le sembra superflua?

“Assolutamente no. Sono convinto della necessità di una legge contro l’omofobia. Allo stesso modo mi schiero a favore delle adozioni, e lo dico convintamente: non posso andare contro le mie idee. Non sono contro la destra, sono un liberale di sinistra. Quindi sono a favore di una legge contro l’omofobia che tuteli sia i tanti ragazzi gay sia le tantissime ragazze lesbiche e trans che la subiscono. Naturalmente accetto anche che ci siano persone che la pensano diversamente da me, come peraltro molti omosessuali di destra”.

Il futuro televisivo di Klaus Davi: la riconferma a Mediaset

A parte la campagna elettorale che l’aspetta da qui a settembre, nella nuova stagione TV dove sarà?

“Dopo l’esperienza in Rai e da Giletti ho rinnovato ancora il mio contratto con Mediaset, e sono molto contento perché il Biscione resta un’azienda estremamente liberale – e non c’è altra definizione possibile. Perciò farò le mie ospitate da Barbara Palombelli, Veronica Gentili, Nicola Porro e Barbara d’Urso. Il mio vero progetto – e ne ho parlato anche con i vertici Mediaset – sarebbe però di realizzare degli speciali sulla criminalità organizzata. Conoscendo le famiglie, potrei raccontarle il tema in maniera diversa da come fanno altre trasmissioni peraltro bellissime come per esempio Cose nostre della Rai”.

L’esperienza con la d’Urso e i suoi salotti come le è sembrata?

“Splendida esperienza, non posso che dire bene di Barbara d’Urso, che è una donna straordinaria che tra le altre cose difende da anni proprio noi gay in fasce di messa in onda popolari e di grandi ascolto. È una persona di un’umanità incomparabile. Quando lo scorso giugno mi si è aperta una voragine sotto casa a Milano e mi hanno dovuto sfollare, è stata lei la prima a chiamarmi dicendomi ‘Se vuoi puoi venire a casa mia’. L’ammiro molto, perché difende a spada tratta e coraggiosamente le sue idee, siano o meno in linea con l’azienda. E durante le sue trasmissioni non è mai strumentale. Inoltre, ha buoni rapporti con tutti i politici, dai massimi esponenti della destra fino ai vertici della sinistra”.

Passato e presente in TV: il giudizio sui colleghi

Lei però ha lavorato anche con i più grandi di tutte le televisioni. Ci parli un po’ di chi l’ha colpita di più.

“In Rai ho avuto la fortuna di restare a contatto con tanti pesi massimi, da Paolo Limiti che secondo me è tra i più sottovalutati della TV, a Simona Ventura che aveva un carattere non facile ma una grandissima personalità. Ricordo che non le andavo tantissimo a genio come personaggio, ma per me è stato un privilegio lavorare con lei. Non ne ho viste tante altre tenere le dirette come lei… Giletti invece è un number one del giornalismo televisivo, mentre nella redazione del Tg3 ho lavorato con Bianca Berlinguer e Antonio Di Bella.

Oggi collaboro con Paolo Liguori a Fatti e Misfatti, e anche lui è uno straordinario maestro e compagno di viaggio. Poi pendo dalle labbra di Luisella Costamagna, con cui però litigo sempre politicamente. Mi piacerebbe tantissimo lavorare con il suo maestro Michele Santoro: ancora oggi mi riguardo le grandi puntate delle sue trasmissioni sulla criminalità organizzata. Tra le nuove leve invece adoro Veronica Gentili e il volto del Tg4 Giuseppe Brindisi. Poi ho una sconfinata ammirazione per Barbara Palombelli, che sa tutto della politica. Accosta la vecchia alla nuova con eccezionale disinvoltura, e si è dimostrata una rivale insidiosa per La7″.

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