Di Davide Cannata

Claudia Peroni: il racconto di una vita trascorsa tra amore, passione e adrenalina

Claudia Peroni ha costruito un’esistenza che vive di adrenalina e passione autentica. Giornalista sportiva, pilota di rally, conduttrice, voce ufficiale dei videogiochi di Formula 1 e oggi di nuovo tedofora per la Fiamma Olimpica di Milano-Cortina 2026: la sua storia è quella di una donna che dei motori ha fatto un linguaggio di vita. A vent’anni dalla sua prima corsa con la torcia olimpica, torna a raccontarsi con l’entusiasmo di chi non ha mai spento il motore della curiosità. Dal rally alle telecronache, dai box all’Ariston, “la donna dai box” è sempre rimasta autentica, istintiva e irrimediabilmente innamorata dello sport.

Sei stata tedofora nel 2006 e oggi torni a portare la Fiamma Olimpica per Milano-Cortina. Che cosa significa per te la torcia olimpica? Come si differenzia l’emozione di riviverla a distanza di vent’anni dalla prima volta?

“Nel 2006 è stato bellissimo essere tedofora a Cortina, dietro la pista di bob, ma quest’anno devo dire che forse è stato ancora più emozionante. Forse anche perché ero insieme alla mia cagnolina, la mia barboncina Andrea che amo moltissimo, ma soprattutto perché ero in pieno centro a Piacenza. C’era tantissima gente, una grande energia e una bellissima atmosfera verso sera. Questa fiamma è stata motivo di grande orgoglio: poter portare la fiamma olimpica e rivivere quell’emozione a distanza di vent’anni è stato meraviglioso.”

Claudia Peroni PH IG Copertina
Claudia Peroni – La donna dai box

Se ripensi al momento in cui hai preso in mano la Torcia e hai iniziato a camminare, quali sono le immagini, i suoni o le emozioni che ti vengono subito in mente?

“Le emozioni sono state tantissime, un susseguirsi continuo. A un certo punto mi sono messa anche a correre insieme ad Andrea per tirar fuori tutta la mia energia e godermi al massimo questo momento magico. Si parla proprio di magia: non solo perché hai la torcia olimpica in mano, ma per l’atmosfera creata dalle persone intorno e dai ragazzi della Milano-Cortina che ti incitano. Sono solo 200 metri, ma sembrano un’eternità infinita.”

Se fossi tu a dover scrivere la tua didascalia sotto la foto della staffetta, quelle poche parole che tutti ricorderanno, cosa diresti di te stessa in quel preciso istante?

“Direi: ‘Claudia Peroni, la donna dai box’, proprio come il titolo del mio libro. Ho raccontato la Formula 1 a partire da Ayrton Senna vivendo emozioni incredibili, arrivando a essere giornalista sportiva a Mediaset per tanti anni occupandomi di motorsport e non solo. Ho vissuto lo sport a 360 gradi e sono orgogliosa di questa vita che è culminata nell’istante in cui stringevo la fiamma.”

Quello che affascina del tuo percorso è la doppia vita: 13 anni come pilota di rally e contemporaneamente giornalista Formula 1 a Mediaset. Come hai gestito la transizione tra essere competitor e osservatrice?

“Essere stata pilota è stato un vantaggio. Ti dà una sensibilità diversa. Capisci cosa prova il pilota nell’abitacolo, le tensioni e le dinamiche tecniche. La passione è alla base del mio lavoro: quando un pilota percepisce che hai la sua stessa passione, ha un modo di porsi diverso. Sa che quando parli, sei sulla sua stessa lunghezza d’onda. Tutto è partito proprio dai rally: sono stati la mia prima passione e il mio primo grande amore (infatti sono in partenza per il Rally di Montecarlo). Mi hanno insegnato tantissimo. I rally sono una scuola validissima che ti tempra; basta pensare a Jean Todt, che dai rally è arrivato ai vertici della Formula 1 e della FIA. Osservarli da fuori ti permette di apprezzare la strategia complessiva, ma averli vissuti dall’interno mi aiuta a capire l’azione in tempo reale.”

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Hai intervistato Ayrton Senna, hai lavorato con leggende come Andrea de Adamich e copri campioni contemporanei come Hamilton e Leclerc. Quali intuizioni hai sviluppato sulla psicologia dei campioni?

“Intervistare Ayrton Senna è motivo di immenso orgoglio: era un campione straordinario e un uomo meraviglioso. Ma penso anche a Schumacher, Alonso, Prost, Piquet o Mansell. Senna è stato la storia della Formula 1 e iniziare con lui è stata una palestra molto impegnativa. Su Andrea de Adamich, lo ricordo con un affetto infinito: è stato un vero maestro nel mio lavoro, abbiamo collaborato per tantissimi anni fianco a fianco.”

Sei stata voce ufficiale del videogioco Formula 1 per PlayStation, una scelta pionieristica nella convergenza sport-gaming. Avevi previsto l’esplosione degli e-sports e della simulazione racing moderna?

“Essere stata la voce della PlayStation per più edizioni insieme ad Andrea de Adamich è stata un’esperienza straordinaria e molto impegnativa, con ore e ore di doppiaggio. È un fiore all’occhiello della mia carriera perché, effettivamente, quei videogiochi erano gli antenati degli attuali simulatori. Abbiamo anticipato l’era del simulazione racing moderna.”

Sulla homepage del tuo sito scrivi che “Il futuro del Motorsport è già iniziato e si chiama Formula-E”, eppure hai passato quarant’anni a raccontare il rombo dei motori tradizionali. Come hai riconciliato questa transizione?

“Il passaggio alla Formula-E è stato inevitabile quando Mediaset ha acquisito i diritti. Mi ci sono affiancata con umiltà, ripartendo da zero sotto certi aspetti. Non è la mia specialità preferita tra le tante che ho seguito (dalla Formula 1 alla motonautica, fino alle 24 Ore di Le Mans), però rappresentava il lancio dell’elettrico nel motorsport. Detto questo, se devo scegliere, preferisco tutta la vita il rumore dei motori tradizionali, che trovo decisamente più emozionante.”

Hai insegnato telecronaca e conduzione televisiva. Che cosa pensi sia essenziale trasmettere alle nuove generazioni?

“È stato un onore essere docente per la scuola Formass della CEPU. Ai ragazzi ho cercato di trasmettere la metodologia corretta, ma soprattutto la passione e la determinazione: sono doti fondamentali per raggiungere gli obiettivi. Alla base di tutto, però, metto la spontaneità: essere diretti e naturali davanti alla telecamera è ciò che mi ha ripagato di più in questi anni.”

Hai scritto il libro “La donna dai Box“. Perché hai sentito il bisogno di raccontare quella storia e, a distanza di 15 anni, c’è qualcosa che cambieresti?

“È stato un progetto bellissimo. Ho passato tre mesi nell’archivio di Ercole Colombo per trovare le immagini giuste da abbinare ai racconti, divisi in 14 temi: dai box alle rivalità, fino a un capitolo su Briatore. È un libro che permette di rivivere i miei anni in diretta e non cambierei nulla, è la fotografia di un’epoca.”

Hai condotto il Gala dei Campioni presso l’Ariston di Sanremo. Com’è stato portare il motorsport nel contesto della musica e dello spettacolo?

“Mi è piaciuto tantissimo. È stata una grande opportunità offerta da Pippo Baudo proprio in concomitanza con il Festival. Salire su quel palco, come per i Caschi d’Oro di Autosprint o le premiazioni della MotoGP con Valentino Rossi, regala sempre una scarica di adrenalina incredibile.”

Oltre a Mediaset, sei ambassador di molte realtà. Quali sono i nuovi progetti che ti entusiasmano di più?

“Ho sempre affiancato Mediaset ad altre attività: la radio (RDS, Radio Italia, Radio Monte Carlo, RTL), la docenza e il ruolo di ambassador per il MAUTO di Torino, MOMO, Sabelt e per le piste di Franciacorta e Safety Park a Bolzano. Oggi sono entusiasta del progetto ‘Fuori Concorso’, fondato da Larusmiani e legato alle auto d’epoca e sto lavorando a un nuovo libro che racconterà la mia vita in toto: un’esistenza decisamente intensa.”

Tuo padre era medico e sognava per te una laurea in Medicina, tu invece hai scelto i motori. Come ha reagito inizialmente e quando ha capito che sua figlia aveva ragione?

Mio padre è stato il mio primo vero sponsor. Quando gli dissi cosa volevo fare, inizialmente era dubbioso che potesse essere un vero lavoro. Per me però era un amore da seguire, quella scintilla mi ha portato a scegliere una vita dedicata al motorsport e alla fine, vedendo che diventavo anche pilota di rally, ha capito che aveva ragione e mi ha dato il suo supporto.”

Hai raccontato che tutto è iniziato “per amore di un pilota di rally finlandese”, Henri Toivonen. Ripensando a quegli anni, avresti mai immaginato che quella scintilla avrebbe dato vita a una carriera quarantennale?

“È iniziato tutto per amore di Henri al Rally di Sanremo del 1982. Per seguirlo mi sono inventata di sana pianta questo mestiere; all’inizio mio padre la definiva una ‘tassa’, perché doveva pagarmi lui le trasferte, ma dopo un anno è diventato il mio lavoro a tutti gli effetti. Henri Toivonen mi regalò le mie prime scarpette da pilota e mi disse: ‘Adesso ti insegno io a guidare’. Ho iniziato a correre per amore e l’ho fatto per 13 anni. Sono state scelte importanti che rifarei subito.”

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Dici di aver “inventato di sana pianta il mestiere” all’inizio per seguire le gare. Come è stato il primo giorno on air? Sapevi cosa stavi facendo o era puro istinto e improvvisazione?

“Davanti alla telecamera il primo giorno è stato emozionante, ma ha prevalso l’istinto. Da brava Gemelli mi sono lanciata. Fu così anche il mio primo giorno in Formula 1: feci persino uno scoop con Senna. Mi piace ricordarlo, è stato più facile del previsto grazie alla voglia di farcela.”

Torni spesso a Trento, Madonna di Campiglio è la tua meta preferita per sciare. Quando sei in montagna, ti senti ancora “Claudia del Trentino”, o è la “Claudia della Formula 1” che sale in montagna? Riesci mai a staccare completamente dal mondo dei motori?

“La montagna mi dà una carica incredibile; Campiglio, Canazei e le Dolomiti sono nel mio cuore. Però, vedi, io sono sempre stata semplicemente Claudia. Non ho mai dovuto diventare qualcosa che non sono, ho sempre seguito il mio cuore e questo mi ha permesso di non dovermi trasformare. Anche lavorando in televisione e nel motorsport non mi sono mai snaturata. Quando sono tra le mie vette riesco a ritrovare me stessa e il silenzio necessario dopo tanto rumore di motori.”

Dopo quarant’anni di corse, interviste e palchi, Claudia Peroni continua a vivere ogni progetto come fosse una nuova partenza. Con la stessa energia con cui accende la torcia olimpica o sale in auto per affrontare un rally, racconta un mondo dove la passione resta il vero carburante. Nel suo sguardo, il motorsport non è solo velocità ma vita, disciplina e cuore. E forse proprio per questo, oggi come ieri, “la donna dai box” non si ferma: continua a correre, raccontare, ispirare.

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