L’effetto Cher, definizione coniata dagli addetti ai lavori a fine anni Novanta (e che segna l’inizio dell’era autotune), è il sinonimo di un vero uragano a sette notte che si è abbattuto su di noi, in maniera positiva si intende. Un tornado musicale che, attraversando epoche e decenni, si rigenera ancora oggi, 20 maggio, il giorno del suo 80esimo compleanno. Uragano è un termine assolutamente azzeccato per definire un’artista a 360° come Cher (all’anagrafe Cheryl Sarkisian), non tanto per la quantità dei dischi venduti (più di 100 milioni), ma quanto per la presenza longeva e l’impatto, anche sociale, che ha avuto nelle nostre vite. Dove la sua voce potente e carismatica – e perfettamente riconoscibile –  è arrivata come un sollievo alle orecchie di tante donne, innamorate della sua figura. Perché Cher, oltre all’indiscutibile grandezza artistica, è tuttora simbolo e punto di riferimento per il mondo femminile. Dal binomio, sentimentale e musicale con Sonny Bono (con cui andò anche a Sanremo nel 1967), negli anni è riuscita a spiccare da sola in volo, liberandosi di catene, facili pregiudizi e stereotipi.

Cher, icona di empowerment e indipendenza

La Cher, cantante solista degli anni Settanta, è un’immagine iconica glam, di liberazione, di indipendenza, che possiamo trovare anche nei suoi outfit da vera diva (ma anche quelli nella vita quotidiana) e nelle sue celebri hit: Half-Breed, Dark Lady e Gypsys, Tramps & Thieves sono i primi grandi successi di una decade che la vede affermarsi come popstar assoluta e staccarsi di dosso un’etichetta scomoda di comprimaria. Quello con Sonny Bono è stato un sodalizio artistico fortunato, con canzoni indimenticabili e leggendarie. Meno fortunato è stato il rapporto tra di loro: la crisi, il divorzio, aprono un contenzioso economico spropositato che la rende inerme. È qui che la Cher donna inizia a macinare. Partendo da un semplice concetto. «Se davvero vuoi qualcosa, puoi trovare il modo di farlo accadere», una frase che risuona spesso nella vita della cantante: 53 lettere che sono il vero motore della sua esistenza. L’esempio che non bisogna mollare mai.

La storia con Sonny Bono

Per chiudere il capitolo Sonny Bono (che a livello giudiziario in realtà non è ancora chiuso) ci ha messo del tempo. I conti con il passato, si dice in questi casi. «Se mi guardo indietro non vedo Sonny come un uomo cattivo, nel libro ho raccontato la verità senza filtri ma era il mio amico, il mio collega, e mi ha dato un figlio. Mi ha solo rubato tutti i soldi, ecco. Con la sua vedova sto ancora litigando. Una cifra astronomica, 11 milioni di dollari di allora, non voglio neanche pensare a quanti soldi sarebbero oggi. Lo sa che alla fine glielo ho chiesto, perché mi aveva rubato tutto? “Perché sapevo che mi avresti lasciato”, ha risposto (racconta la cantante nel libro Cher. Il memoir, ndr)». Sembra fantascienza, soprattutto considerando che quella coppia con le loro canzoni è stata alfiere di una controcultura in America che sarebbe poi sfociata in Woodstock. E invece è andata così. Cher si ritrova a rimettere insieme i cocci della propria vita. Ma una promessa, fatta a sua madre qualche tempo prima, doveva essere mantenuta. «”Sai, tesoro, un giorno dovrai sistemarti e sposare un uomo ricco. E io risposi:“Mamma quell’uomo ricco sono io!». Nel bene e nel male, è stato così. Nel male, perché Cher, prima di Sonny Bono, ne ha viste di ogni. È stata cresciuta in orfanotrofio dalla suore nei primi anni di vita, perché la madre, abbandonata dal marito alcolizzato, non riusciva a mantenerla. Cadere e rialzarsi. Questa è l’audace dicotomia della vita di Cheryl. Una sfida continua: che ha vinto da sola, con le sue forze. Nel suo libro memoir le racconta tutte. Una donna che è l’eccezione assoluta nel panorama musicale internazionale.

Regina della musica per sette decadi

È l’unica artista a essere presente con una hit da primo posto in 7 decadi diverse: Sessanta, Settanta, Ottanta, Novanta, Duemila, DuemilaDieci e DuemilaVenti. Un dato che ci conferma l’unicità di Cheryl Sarkisian. L’altra unicità, che trova pochissimi eguali, la individuiamo nel cinema. Negli anni Ottanta, decide di fare l’attrice. «Se davvero vuoi qualcosa puoi trovare il modo di farlo accadere», è il suo mantra. E lei fa accadere anche questo. È protagonista di Jimmy Dean, Jimmy Dean di Robert Altman e di Mask di Peter Bogdanovich, per cui riceve il premio come miglior interpretazione al Festival di Cannes. Fa parte poi del magico trio – con Susan Sarandon e Michelle Pfeiffer – delle Streghe di Eastwick, finché non arriva anche la consacrazione a livello cinematografico: nel 1988 riceve il premio Oscar come miglior attrice protagonista con Stregata dalla Luna di Norman Jewison, pellicola che rende Cher star anche di Hollywood. Il frutto del suo successo è solo nelle sue mani. Ma lei, audace e umile, divide anche i meriti con chi l’ha sostenuta: «I gay. Quando il resto del pubblico mi aveva abbandonato, loro sono rimasti con me. Il motivo non lo so, forse percepivano che ero un outsider, come loro. Ma non me la sono dimenticata questa cosa: per me ci sono stati sempre». Un ringraziamento doveroso. Oltre alle donne, è stata un punto di riferimento anche per loro. Così, col passare degli anni, l’attivismo è diventato un elemento assoluto della sua vita. Lo dice la stessa canzone Believe: Do you believe in life after love? (Credi nella vita dopo l’amore). Tralasciando il suo rapporto con l’amore – «gli uomini sono un lusso, non una necessità » – le parole del celebre pezzo del 1998 sono state riprese da attivisti per i diritti civili come motto.

L’impegno civile

Da sempre schierata con il Partito Democratico americano, con l’endorsement a Hillary Clinton e l’entusiasmo per i governi di Obama e Biden, Cher ha una visione chiara della società e lo ha sempre gridato ad alta voce: un mondo inclusivo, di rispetto, di fratellanza. Da qui nasce la sua avversione per Trump. Uguaglianza dei sessi, prima di tutto. Cher è stata sostenitrice della Marcia delle donne in America, assieme ad altre importanti personalità del cinema e della musica, come Ariana Grande e Jane Fonda, sul ruolo che la donna deve ritagliarsi oggi. Chi meglio di lei per “insegnare” questi valori a chi ha bisogno di fiducia, di coraggio. «Poi mi sono sposata e ho perso quasi tutto a causa del matrimonio. È stata davvero colpa mia, ma ero giovane. Mi ci è voluto molto, molto tempo per recuperare la forza che vedete in me», disse lei dal podio di questo evento tanto significativo. «Se vuoi che un lavoro sia fatto bene, scegli una donna», è invece il concetto principale passato durante questo intervento, con piene considerazioni sulla difficoltà per loro di emergere ed essere considerate di «chiedere tre volte, quello che un uomo otterrebbe con una sola richiesta». Negli anni, ha dimostrato il suo impegno a favore della comunità LGBTQA+, ovviamente, ma anche dei malati di AIDS e degli animali. Dicono di lei, tutto quello che si può immaginare: un punto di riferimento assoluto.

Il musical di Broadway che ne racconta la vita

Anche un musical di Broadway, The Cher Show, racconta la sua incredibile vita. Gli interpreti, maschili e femminili, sono rimasti incantati da questo progetto e da questa donna, che decise a soli 16 anni di lasciare casa, per vivere con gli amici e dormire sui divani e inseguire così il suo sogno. Nel pieno della carriera è diventata anche madre di due figli, uno avuto da Bono (Chaz) e l’altro dal secondo marito Gregg Allman (Elijah Blue). Con loro ha dovuto fare i conti con problemi ed eccessi. Ma anche nelle scelte e nella formazione, è stata libera e indipendente. Libera come il vento. Ma questo ve l’avevamo detto: Cher è come un uragano, che con la sua musica e le sue parole ha scosso delle vite. Un uragano rosa che ha attraversato decadi per ricordarci un’unica cosa: Believe.

Questo articolo è uscito sul numero 10 del 6 maggio 2026 di Novella 2000 . Per avere la tua copia digitale di Novella 2000 a metà prezzo clicca QUI
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