«Siamo tutti stelle, e meritiamo di brillare». Lei sicuramente è quella che nel secolo scorso ha brillato più di tutti. E brilla ancora oggi, quando festeggiamo il centenario dalla nascita (1 giugno 1926 – 1 giugno 2026). Anche perché, Marilyn Monroe ha avuto, nella sua breve ma intensa carriera hollywoodiana, la rara capacità di unire tutti e di dividere pochi. Il talento naturale di legare la sua figura a ogni forma di arte: la settima (ovviamente), ma anche la musica, la pittura, la fotografia e la moda. È stata musa, modello di ispirazione per molti: Richard Avedon, Salvador Dalì e Andy Warhol per citare i più importanti.

Novella non rimase immune al suo fascino

Anche pescando tra gli archivi di Novella 2000, ci siamo resi conto della grandezza e dell’attenzione che i giornalisti e gli addetti ai lavori dell’epoca le avevano dato, con un unico vero quesito da sciogliere: “Definire Marilyn”. Ci hanno provato all’epoca, nel numero 44 dell’1 novembre del 1953, quando la giovane Norma Jeane Mortenson (questo il nome all’anagrafe) diventava “pienamente” Marilyn, grazie al ruolo cinematografico che le veniva quasi per vocazione: la femme fatale. Con Niagara di Henry Hathaway e Gli uomini preferiscono le bionde di Howard Hawks, esplode il fenomeno Monroe, anche grazie all’interpretazione di una canzone in una scena filmica destinata a diventare leggendaria: Diamonds Are a Girl’s Best Friend, mentre la bionda atomica, indossando un celebre outfit rosa di William Travilla, respinge una schiera di uomini che la circondano.

Definire Marilyn Monroe: la copertina del 1953

Così, nella copertina del 1953 di Novella, diventava indispensabile riuscire a definirla. All’epoca, la coverstory, in una rivista fatta appunto di novelle, di racconti e romanzi a puntate, era un piccolo trafiletto in prima pagina, sotto la foto principale. Ma il peso di quell’articolo è sostanzioso, per sintesi e pluralità. Marilyn è «la risposta della natura all’eterna domanda di Hollywood», parafrasando di come l’ingaggio dell’attrice fosse già decisivo per garantire ai produttori un film di successo.

Le definizioni sono tante, alcune diametralmente opposte: l’articolo e la copertina anticipano appunto l’uscita di Gli uomini preferiscono le bionde sugli schermi del nostro Paese (a inizio 1954), una pellicola attesissima dopo il trionfo americano nell’estate del 1953. Tanto che nell’autunno dello stesso anno, Monroe riceve dai suoi numerosi ammiratori più di 800 lettere al giorno. Il divismo però è in parte schierato: la frangia maschile, dei marines e dei marinai, la ribattezzano ironicamente “Miss lanciafiamme” e “Miss torpedine”.

L’invidia del popolo femminile

Il popolo femminile, invece, in quel momento brucia di invidia: “l’attrice peggio vestita di Hollywood”, è il pensiero collettivo delle donne in quel momento, timorose di perdere i loro mariti che, al contrario, la consideravano già all’unanimità “la donna più desiderata del mondo”, solo dopo averla ammirata in due pellicole da protagonista. Definire Marilyn: impresa ardua. Ci sono voluti almeno 1500-2000 libri, tra biografie e ufficiali e non, per metterla sotto la lente d’ingrandimento. Una massa narrativa quasi spropositata, che scava il lato umano da una parte e ne celebra il divismo assoluto dall’altro, grazie anche a una serie di frasi celebri e provocatorie da lei lanciate. 

Fino a due fatti chiave della sua vita: la relazione clandestina con John Fitzgerald Kennedy e l’epilogo, con la morte a soli 36 anni. Da questi due grandi interrogativi, emerge con chiarezza una certezza: la fragilità dell’animo umano di una donna che ha sofferto molto e che per sopperire ai suoi tormenti, si è lasciata andare, abusando di barbiturici e ansiolitici.

L’infanzia difficile

In un Novella successivo, del 1958 (datato 23 novembre), quando il successo si trasforma in mito, l’approccio giornalistico è invece completamente diverso: anche perché la linea editoriale della rivista, ora, è decisamente cambiata. Lo spazio dedicato al privato delle celebrità assume un ruolo predominante nelle pagine del giornale, a discapito dei racconti e delle novelle. Così, Marilyn diventa uno dei personaggi più chiacchierati. Da quel numero, usciranno quattro puntate dedicate interamente alla vita di Monroe dal titolo La bionda che sconvolse Hollywood. In molti credono che il fenomeno Marilyn si sia amplificato dopo la morte, ma Novella aveva fatto centro, con quattro servizi inediti a firma di Carlo Sprea. Nel primo, viene ricostruito uno spaccato dettagliato della terribile infanzia dell’attrice: abbandonata dalla madre, alcolizzata e schizofrenica, Norma Jeane non conobbe mai suo padre.

Tra l’adolescenza e l’infanzia, venne addirittura affidata a dieci famiglie diverse. Alcune di esse non furono tenere nei suoi confronti e la crebbero con un’educazione rigida e puritana. Una giovinezza dura, così come il primo matrimonio con James Dougherty. Lo sposò nel 1942, quando lei era solo una sedicenne liceale e  le nozze le evitarono così il ritorno in orfanotrofio. Ma non fu un periodo particolarmente felice, condizionato anche dall’entrata in guerra degli Stati Uniti. È in quel momento che, in maniera un po’ casuale, fiorì il bisogno di indipendenza per la donna. Si prestò a un servizio fotografico, quando era impiegata come operaia in una fabbrica aeronautica e da lì iniziò la carriera da modella.

Il successo

In poco tempo, attenzionò il suo volto a quello di celebri giornali americani. Il passo al cinema fu breve: in poco tempo, anche grazie all’incontro con Johnny Hyde, attento talent scout, Marilyn entrò a far parte del cast di celebri film come Giungla d’Asfalto e Eva contro Eva. Il trampolino di lancio per quel mondo. Il sodalizio con Hyde fu determinante, ma fugace. Quanto basta per innamorarsi di lei. Provò a chiedere la sua mano (era pronto a lasciare moglie e figli), ma lei rifiutò. Morì improvvisamente poco dopo, per un attacco di cuore e Monroe «quel giorno pianse a lungo il suo primo vero amico, il primo uomo che l’avesse amata e compresa veramente», si legge nell’articolo di Sprea.

Il divismo e la sagacia maliziosa delle risposte sono il fulcro del discorso nel servizio della settimana successiva, con le frasi che sono passate alla storia. «Dormite in pigiama o camicia da notte? “Metto solo Chanel numero 5”», «Come mai arrivate sempre in ritardo? “Non sono io in ritardo, sono gli altri che hanno una gran fretta”». Sono solo alcune delle citazioni celebri uscite dalla bocca di una personalità unica, dalla battuta pronta.

I grandi amori: Joe Di Maggio e Arthur Miller

Tra la seconda e la quarta puntata, il focus è, invece, incentrato sui matrimoni con Joe DiMaggio e Arthur Miller: la seconda relazione è contemporanea all’uscita della rivista. Il giornalista non solo indaga sull’alchimia tra lei e lo scrittore. Ma soprattutto, sulla delusione di non aver mai potuto avere un figlio, con due gravidanze non portate a termine. «Ha avuto il suo successo, ha avuto l’amore. Le manca, perché il suo destino sia completo e madre», scrive Sprea nell’articolo.

«Se un giorno avrò una bambina mia, penso che saprò essere una madre meravigliosa, proprio perché avrò sempre in mente ciò che io, da bambina, non ho potuto avere, ciò che io desideravo invano», si legge sempre nell’articolo, che riprende una frase rilasciata dall’attrice. E forse questa è stata una delle cause che portarono alla rovina una diva senza precedenti come Marilyn. «La felicità si trova dentro di noi, non al fianco di qualcuno», aveva detto lei. Erano tutti a suoi piedi, ma probabilmente quella felicità non l’aveva trovata.

Questo articolo è uscito sul numero 11 del 20 maggio 2026 di Novella 2000 . Per avere la tua copia digitale di Novella 2000 a metà prezzo clicca QUI
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