Ministero della Cultura: scoppia il caos sui tax credit
Problematiche legate all’erogazione dei fondi pubblici: molte imprese restano in attesa mentre pochi grandi gruppi ricevono somme ingenti nonostante le…
Problematiche legate all’erogazione dei fondi pubblici: molte imprese restano in attesa mentre pochi grandi gruppi ricevono somme ingenti nonostante le indagini
Come riportato dal sito Ciak, si riscontrano forti squilibri: molte aziende attendono da tempo i pagamenti mentre il Ministero assegna oltre 70 milioni di euro a realtà che la stampa associa a indagini della magistratura romana. L’avvocato Michele Lo Foco, specialista in materia di diritto d’autore e componente dell’organo consultivo presso il Ministero della Cultura, esprime la sua opinione su questa vicenda complessa.
Avvocato, come funziona il tax credit?
“Il tax credit è un credito d’imposta riconosciuto alla società di produzione ai sensi dell’articolo 15 della legge 14 novembre 2016, n. 220 e delle disposizioni applicative di cui al decreto del Ministro della cultura di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze del 10 luglio 2024, n. 225, come modificato dal decreto del Ministro della cultura di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze 22 aprile 2025, n. 141. Si tratta di risorse pubbliche destinate a sostenere la realizzazione di opere cinematografiche e audiovisive, accompagnando le imprese lungo l’intero ciclo produttivo e garantendo continuità operativa al comparto.”
Come vengono concessi questi contributi?
“I contributi selettivi di cui all’articolo 26 della legge 14 novembre 2016, n. 220 sono attribuiti in relazione alla qualità artistica o al valore culturale dell’opera o del progetto da realizzare, in base alla valutazione di una commissione composta da esperti nominati dal Ministro tra personalità di comprovata qualificazione professionale nel settore.
I crediti d’imposta di cui all’articolo 15 della medesima legge sono invece riconosciuti alla società di produzione, previa verifica del rispetto di tutti i requisiti stabiliti dalla legge e dalle disposizioni applicative di cui al decreto del Ministro della cultura di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze del 10 luglio 2024, n. 225, come modificato dal decreto del Ministro della cultura di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze 22 aprile 2025, n. 141, in via sostanzialmente automatica, senza una valutazione in relazione alla qualità artistica o al valore culturale dell’opera da parte di una commissione di esperti, come previsto nel caso dei contributi selettivi.
Nel caso dell’opera ‘Io sono notizia‘ si applica questo secondo schema: con decreto direttoriale del 23 dicembre 2025, n. 4301, è stato riconosciuto alla società di produzione, e non al sig. Fabrizio Corona, un credito d’imposta teorico spettante per complessivi 793.629,36 euro, ai sensi dell’articolo 15 della legge 14 novembre 2016, n. 220 e delle disposizioni applicative di cui al decreto del Ministro della cultura di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze del 10 luglio 2024, n. 225, come modificato dal decreto del Ministro della cultura di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze 22 aprile 2025, n. 141. Non si tratta, quindi, di un contributo selettivo ex articolo 26 della stessa legge.”
Sono contributi riservati solo a produzioni italiane?
“La disciplina di riferimento distingue tra contributi selettivi di cui all’articolo 26 della legge 14 novembre 2016, n. 220 e crediti d’imposta di cui all’articolo 15 della medesima legge, precisando i criteri di attribuzione, i presupposti di riconoscimento e la differenza tra contributo selettivo e credito d’imposta. Le precisazioni richiamate riguardano in particolare il funzionamento di tali strumenti e il caso specifico dell’opera ‘Io sono notizia’, senza introdurre, in questa sede, ulteriori specificazioni in ordine alla nazionalità dei soggetti che possono accedere alle misure previste dalla normativa vigente.”
Cosa è allora che non funziona a suo avviso nel sistema?
“Innanzitutto il problema riguarda i tempi lunghissimi per ricevere il denaro. Il blocco dei fondi toglie ossigeno alle aziende. Molti professionisti del settore lamentano stipendi non pagati da un anno. Nonostante le promesse fatte da Gennaro San Giuliano e in seguito da Alessandro Giuli, nulla si è risolto. Gli impiegati ministeriali controllano ancora le pratiche passate, spesso sospendendo i pagamenti per verifiche legali”.
I controlli amministrativi e giudiziari però sono doverosi
“Certamente. Le indagini sono fondamentali e servirebbe maggiore severità per bloccare chi non produce nulla di reale. Penso al caso di Francis Kaufmann, attualmente inquisito per reati gravissimi. Il punto critico non riguarda l’esistenza dei controlli, ma il modo in cui queste regole trovano applicazione pratica”.
Ci aiuti a capire.
“Moltissime società subiscono il fermo delle attività per i crediti bloccati. In questo scenario emerge la mancanza di equità. Mentre la maggioranza attende, il gruppo Fremantle riceve nuovi stanziamenti. Mi risulta che Carlo Brugnoni abbia approvato per loro oltre 71 milioni di euro. Eppure testate come Il Fatto Quotidiano, Domani e RaiNews hanno riportato notizie di verifiche della Guardia di Finanza su quel gruppo. Questa disparità mette a rischio fallimento le piccole imprese che non appartengono a determinati circoli politici”.
Un esempio di questo tipo di società?
“La Red Private ha visto sparire i propri fondi per colpa di fornitori terzi indagati. Sebbene non ci siano prove di legami con la Sipario Movies S.p.A., la revoca è rimasta. Su tale questione il parlamentare Antoniozzi ha chiesto chiarimenti ufficiali al Governo tramite un’interrogazione”.
Per concludere, avvocato: quale è in sintesi il suo punto di vista sulla vicenda?
“La gestione del denaro dei contribuenti deve basarsi sulla trasparenza. Bisogna evitare che poche grandi realtà assorbano tutto il mercato cinematografico. Occorre un cambiamento immediato per riportare l’uguaglianza nel settore”.
Elenco dei finanziamenti destinati al gruppo Fremantle (€ 71.039.451,27)
Ottobre 2025
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Delitti in Famiglia – Stand By Me: € 84.364,54
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Tutto chiede salvezza 2 – Picomedia: € 1.943.093,31
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La città proibita – Wildside: € 5.629.609,53
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La scuola – Picomedia: € 4.925.293,04
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Mare Fuori 6 – Picomedia: € 3.305.903,54
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Sandokan & Marianna – Lux Vide: € 8.114.377,83
Novembre 2025
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Don Matteo 14 – Lux Vide: € 5.434.571,54
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Creature – Picomedia: € 1.091.692,03
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Di4ri – Stand By Me: € 1.963.785,53
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Blanca 3 – Lux Vide: € 4.020.118,26
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Charlie’s Tale – Wildside: € 18.996.204,40
Dicembre 2025
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Lenin – Stand By Me: € 65.338,14
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Parthenope – The Apartment: € 10.922.817,69
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La lezione – Picomedia: € 1.407.624,40
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Uno sbirro in Appennino – Picomedia: € 3.134.657,49
ANALISI CONCLUSIVA
L’amministrazione delle finanze pubbliche rappresenta il cuore del problema in questa congiuntura economica difficile. I cittadini esigono criteri imparziali. Una distribuzione non equa danneggia l’intera industria culturale e favorisce solo pochi attori dominanti. Risulta quindi indispensabile un atto correttivo per garantire onestà e parità di trattamento a tutti gli operatori del cinema.
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