di Mattia Pagliarulo

A ormai un anno dalla morte di Papa Francesco, avvenuta il 21 aprile 2025, Iva Zanicchi, una delle voci più straordinarie e indimenticabili della musica italiana, ricorda in esclusiva per Novella 2000 l’ironico, e iconico, siparietto con il Pontefice del dicembre 2024 in occasione dell’edizione del Concerto di Natale in Vaticano.

Iva Zanicchi e Papa Francesco

Iva Zanicchi ricorda Papa Francesco a un anno dalla sua morte

Zanicchi non ha mai fatto segreto della propria profonda fede cattolica.

Che ricordo ha di Papa Francesco?

«Un ricordo molto tenero, affettuoso. Quando l’ho incontrato ero molto emozionata, ma abbiamo parlato. Non stava bene e avevano detto, a me e agli altri artisti che avrebbero partecipato all’evento, che saremmo stati semplicemente presentati, un vescovo avrebbe detto il nostro nome e noi, senza nemmeno prendergli la mano, avremmo dovuto fare solo un inchino e andare via. Quando mi hanno presentato sono rimasta lì, mica mi sono mossa e se non mi tiravano via ero ancora là. Ho esordito dicendo: “Santo Padre, io sono Iva Zanicchi, una vecchia cantante italiana” e lui mi ha risposto in spagnolo. È stato un incontro davvero piacevole».

Pensa che Bergoglio abbia avvicinato i giovani alla Chiesa?

«Sinceramente penso di sì, che Papa Francesco abbia avvicinato parecchio i giovani alla Chiesa. Perché parlava con loro, gli si rivolgeva con semplicità, parlando chiaro. È stato un grande Papa. La vedo quando vado a messa al mio paesello la differenza. Prima trovavo solo anziani, invece ora è molto piacevole trovare anche tanti giovani. Credo che tantissimi di loro si stiano riavvicinando alla fede e alla Chiesa e questo è anche e soprattutto merito di Papa Francesco».

È vero che il Papa nel vostro incontro disse che Zingara era di Mina e non sua?

«Durante quel famoso incontro, un vescovo disse: “Santità, questa è la signora che canta Zingara”. Allora io ho preso la palla al balzo e mi sono rivolta direttamente al Pontefice: “Eh no, Santità, l’anno scorso in Spagna, in un’intervista, lei disse che ci sarebbe voluta la sfera di cristallo oppure quella canzone, Zingara, cantata da quella bravissima cantante, Mina… Ma sono io la vera zingara, io ho cantato quella canzone”. E lui poverino continuava a ripetere in spagnolo “Discúlpame, discúlpame”. Insomma, mi chiedeva scusa. Da non crederci. E io, con la mia solita faccia tosta, ho risposto: “Va bene, la perdono”. Io, perdonare il Papa! È stato tanto divertente e piacevole. Gli ho anche anticipato che al Concerto di Natale avrei cantato una canzone argentina, Mi viejo, e lui mi ha risposto: “Ah, que lindo tema”, cioè “Ah, che bel brano”. È uno dei brani più noti della musica latino-americana ed è un classico della canzone d’autore Tradotta in italiano, la canzone è Un uomo senza tempo e racconta la figura paterna».

Lei, in un’intervista a Verissimo, ha definito Francesco “il Papa della porta accanto”. Perché ha scelto di raccontarlo con quelle parole?

«Perché credo che gli aspetti che piacevano di più di bergoglio fossero la genuinità, la spontaneità e la semplicità. Un uomo con una carica così importante, il Vicario di Cristo in terra, che si rivolgeva alle persone in modo così semplice e toccante. Si faceva ascoltare da tutti. L’abbiamo amato sul serio questo Papa».

Che testamento spirituale ci ha lasciato, a parer suo?

«Alcuni grandi insegnamenti. Intanto l’amore tra gli uomini e l’odio e l’avversione verso la guerra. Ha sempre detto parole molto dure contro i conflitti. Ci lascia la speranza, che non deve mai abbandonare i cristiani, e il perdono di Dio. E poi l’avvicinarsi alla Chiesa, alla fede. E pregare, perché si tende a non pregare più. Invece la preghiera è una forza straordinaria da rivolgere al Signore affinché ci dia una fede più forte».

Questo è un articolo contenuto all’interno del numero di Novella 2000 dello scorso 8 aprile 2026.

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