L’estate è la stagione che tutti immaginiamo come il tempo della leggerezza. Le giornate si allungano, il mare sembra promettere serenità, le fotografie sui social raccontano vacanze perfette e sorrisi senza ombre. Eppure, proprio quando tutto intorno sembra invitare alla felicità, molte persone scoprono di sentirsi più fragili. Come è possibile? Perché accade? Ce lo spiega la psicologa Barbara Fabbroni.

Le fragilità in estate si accentuano: ma perché

Durante l’anno viviamo immersi nella frenesia: lavoro, appuntamenti, responsabilità, scadenze. Corriamo così tanto da non avere quasi il tempo di ascoltare quello che proviamo davvero. L’estate, invece, rallenta il ritmo. E quando il rumore della quotidianità si abbassa, le emozioni trovano finalmente spazio.

È quello che è accaduto ad Anna, 49 anni, manager di successo. Per mesi aveva ripetuto a tutti di stare bene. Poi, il primo giorno di vacanza, seduta davanti al mare all’alba, ha iniziato a piangere senza riuscire a spiegarselo. Non era il mare a renderla triste. Era il silenzio. Quel silenzio che le ha restituito il dolore per la fine del suo matrimonio, la nostalgia per una madre scomparsa e la consapevolezza di essersi presa cura di tutti, tranne che di sé. «Pensavo di essere felice. Mi sono accorta che ero soltanto molto occupata», ha raccontato.

Dal punto di vista psicologico è un fenomeno più frequente di quanto si creda. Quando le difese si abbassano e gli impegni diminuiscono, la mente smette di distrarsi e lascia emergere ciò che è rimasto in sospeso. È come se il sole illuminasse anche quegli angoli interiori che durante l’inverno restano in ombra.

Questo è solo un estratto dell’articolo completo della psicologa Barbara Fabbroni che potete trovare sul numero di Novella 2000 in esclusiva digitale.

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