Il tribunale punisce il ruolo dell’ex braccio destro di Yoon Suk-yeol nel fallito colpo di Stato che scosse la democrazia coreana

Un verdetto storico che segna la fine di un’era difficile per la democrazia asiatica. e definisce le responsabilità del potere. Il Tribunale distrettuale centrale di Seul ha condannato l’ex primo ministro Han Duck-soo a 23 anni di reclusione per il suo coinvolgimento diretto nel tentato colpo di stato. I magistrati hanno riconosciuto l’ex premier colpevole di complicità per l’imposizione della legge marziale durante quella notte del 3 dicembre 2024. Una sentenza che supera di gran lunga le aspettative iniziali poiché i procuratori speciali avevano richiesto una pena di quindici anni durante l’udienza finale del processo.

Martedì 3 dicembre 2024

Torniamo a quel martedì di dicembre quando il presidente Yoon Suk-yeol paralizzò il Paese dichiarando improvvisamente lo stato di emergenza militare. In quelle ore convulse i soldati circondarono il Parlamento mentre i cittadini scendevano in strada sfidando i blindati. Han Duck-soo ha svolto un ruolo operativo cruciale nel coordinare l’apparato governativo affinché la misura d’emergenza diventasse immediatamente esecutiva su tutto il territorio nazionale. Nonostante il tentativo di imporre il silenzio il Parlamento votò all’unanimità contro il provvedimento costringendo il capo dello Stato a una clamorosa e rapida marcia indietro.

L’ex premier Han Duck-soo ha tentato, senza riuscirci, di difendere la legittimità delle proprie azioni descrivendole come necessarie per la stabilità del Paese asiatico. Tuttavia le prove raccolte dagli inquirenti hanno dimostrato una pianificazione meticolosa volta a soffocare le voci dell’opposizione e a consolidare il potere esecutivo con la forza. Le fortissime pressioni diplomatiche arrivate da Washington giocarono un ruolo decisivo nel far fallire il golpe coreano. La gioia esplosa nelle piazze di Seul dopo la revoca della legge marziale trova oggi una nuova conferma in questa condanna.

Si tratta di una sentenza che rappresenta anche un monito per l’intera classe dirigente coreana perché ribadisce l’inviolabilità delle procedure democratiche di fronte a derive autoritarie improvvise. Il popolo sudcoreano ha dimostrato una forza e un carattere straordinari durante la crisi. I giudici hanno voluto onorare quel coraggio punendo i massimi responsabili del caos istituzionale. Una condanna a 23 anni che chiude finalmente un capitolo oscuro.

Dario Lessa

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