di Mattia Pagliarulo

«Garlasco non deve consentire all’opinione pubblica di perdere la fiducia negli inquirenti e nella magistratura. Il dottor Napoleone e la sua squadra ci hanno fatto comprendere che ci sono uomini di grande capacità ed è chiaro che tutto quello che è accaduto non deve riaccadere». Viviana Bazzani, una delle prime agenti di polizia donna, ferita in maniera permanente durante una colluttazione con un clandestino albanese alla fine degli Anni ’90, ha le idee chiare sul caso di cronaca che ormai da mesi, se non da anni, sta tenendo banco sui maggiori organi di stampa e con il fiato sospeso la cittadina pavese in cui nel 2007 è stata uccisa la giovane Chiara Poggi.

Viviana Bazzani

Viviana Bazzani sul delitto di Garlasco: “Meglio un colpevole fuori che un innocente dentro”

Diventata famosa dopo aver partecipato all’edizione 2007 de L’Isola dei Famosi, Bazzani oggi è opinionista in diversi salotti tv, tra cui Iceberg, Lombardia Nera, Diretta Lombardia e in molte live su YouTube e social, dove è seguitissima. «Leggendo le carte e dati gli errori fatti, sono convinta che sia meglio un colpevole fuori che un innocente dentro, come ha dichiarato anche il dottor, Vitielli». Continua: «Sono convinta che la revisione di Stasi ci sarà e che per quanto riguarda Sempio è ancora tutto da vedere perché fino al terzo grado di giudizio, se sarà rinviato, rimarrà un presunto colpevole. In questa storia abbiamo perso tutti, perché abbiamo dato il peggio di noi, sia tra i grandi professionisti sia tra alcuni giornalisti e avvocati. Dobbiamo ripristinare la deontologia, che è andata un po’ persa».

E aggiunge: «Le indagini non sono ancora chiuse, dobbiamo aspettare settembre, ma assisteremo a molti colpi di scena. Io non do pareri scientifici, non mi compete, ma grazie alla mia esperienza investigativa di quasi 40 anni riconosco il comportamento strano di certi avvocati, della persona indagata, di certi esperti del settore, dei giornalisti e della tendenza a voler creare lo schieramento da una parte o dall’altra dell’opinione pubblica. Di certo spero che vinca la verità, ma molti hanno già perso in credibilità». E infatti, a proposito degli errori, per certi versi clamorosi, commessi vent’anni fa dagli inquirenti, Bazzani spiega: «Non esistono i delitti perfetti, esistono i delitti fortunati grazie a determinate circostanze o per la presenza di persone che magari sono più competenti in altri ambiti. Quel fatidico 13 agosto 2007 sono stati fatti errori non solo di valutazione, ma anche sulle modalità di intervento e questo è stato evidenziato negli ultimi mesi dagli inquirenti. È inconcepibile che non venga applicato l’abc previsto per gli eventi delittuosi: guanti e calzari, non spostare nulla, non entrare e uscire in continuazione, fotografare, non toccare il corpo finché non viene fatta l’ispezione cadaverica. Invece sul pigiamino rosa della povera Chiara c’erano delle impronte molto leggibili e il suo corpo è stato rivoltato con disattenzione. Purtroppo quando fatti di questo genere accadono nei paesini, è successo anche a Cogne, c’è molta confusione».

Andrea Sempio, Chiara Poggi e Alberto Stasi

Prosegue l’ex agente: «Il caos è l’elemento più preoccupante: chi dice una cosa e la controparte un’altra, spesso senza un reale collegamento o una giustificazione. Ciò porta alla confusione. Ecco perché ritengo che i vecchi metodi di indagine siano importanti tanto quanto le rilevazioni scientifiche: le prese a verbale in modo corretto, le domande giuste, le analisi giuste, l’attento ascolto delle intercettazioni senza pregiudizi». C’è qualcosa di buono che si può ricavare da questa lunga ed estenuante storia? «Innanzitutto la correttezza della procura di Pavia. Grazie a un lavoro difficile e complesso sono riusciti a valorizzare quegli elementi che non erano stati considerati a dovere o a cui era stata data un’interpretazione sbagliata e senza una giusta collocazione. La scelta è stata dettata dall’esigenza di dimostrare che oggi si ha la capacità e gli strumenti per rielaborare e analizzare laddove c’è stata negligenza. È stato intelligente ammettere gli errori». Il caos, però, e la tifoseria da stadio sono il vero problema, conclude Bazzani: «Non è il delitto di Garlasco a dividere, sono le persone che girano attorno al delitto di Garlasco. Quando questa storia finirà, in un modo o nell’altro, sarà un danno per molti professionisti perché si sono lasciati prendere la mano dimenticando che Garlasco è anzitutto la storia di una ragazza barbaramente uccisa. Inoltre, stanno tralasciando un altro importante elemento: la ricerca della verità».