Il 26 marzo scorso il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha stabilito che, a partire da Los Angeles 2028, le gare femminili saranno riservate alle donne biologiche, verificate con un test genetico che cerca la presenza del gene SRY, quello che nell’embrione attiva lo sviluppo maschile. Per molte atlete transgender significa una cosa sola: fine dei sogni.

Per raccontare e capire meglio la portata questa decisione del CIO, Flavia Caroppo a intervistato per Novella 2000 Valentina Petrillo, atleta 53enne, napoletana, ipovedente per la Sindrome di Stargardt, una rara malattia genetica della retina. Per conoscerla davvero bisogna partire da San Carlo all’Arena, un quartiere difficile della Napoli degli Anni Settanta. «Sopravvivere era tosta» racconta. A 20 anni Valentina si trasferisce a Bologna per studiare informatica nell’unica scuola italiana per ciechi e ipovedenti. Lì scopre il mondo paralimpico, le comprano il primo paio di scarpe serie e comincia a correre davvero. Ma tiene ancora dentro tutto il resto. La svolta arriva nel luglio 2017, a 44 anni: una confessione alla moglie, prima di dormire.

Il tappo è saltato e Valentina comincia a sgorgare come la schiuma dello champagne quando si agita la bottiglia. Nel 2019 Valentina inizia la terapia ormonale. «Quando ho cominciato la transizione sono successe tante cose. Da un lato l’inizio di femminilizzazione mi faceva sentire bene, dall’altro non riuscivo più a essere veloce come prima. Mi sono vista allo specchio, ho guardato il cronometro e mi sono detta: meglio donna, più lenta ma felice, che uomo, più veloce ma triste». L’11 settembre 2020 Petrillo fa la sua prima gara tra le donne, a Jesolo.

E poi, dopo tante altre gare, sudore e suole consumate, arrivano le Paralimpiadi di Parigi. Ma ora le cose sulle piste cambieranno per tutte le atlete trans: «Tutto questo timore che le persone trans distruggeranno il mondo dello sport femminile non esiste. Dicevano che gli uomini sarebbero andati a gareggiare come donne solo per vincere ma non è successo. È solo transfobia», racconta Petrillo a Novella 2000.

 

Per leggere tutta la storia, trovate l’articolo integrale di Flavia Caroppo sul numero di Novella 2000 attualmente in edicola.

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