Per tanti motivi, alcuni li scoprirete sfogliandolo, questo numero è stato il più difficile che ho fatto. A poche ore dall’invio allo stampatore è poi arrivata la notizia della morte di Emma Bonino. I tempi sono stretti, strettissimi per scrivere e impaginare tutti gli articoli che una gigante della sua caratura meriterebbe. Con lei a luglio ho inaugurato la mia rubrica Novella Politica. Come scrivevo all’epoca: «Chi meglio di lei per parlare di donne alle donne e, perché no, con altrettanta forza anche agli uomini? Chi meglio di lei, che nelle sue innumerevoli e storiche battaglie ha lottato in prima linea contro le mutilazioni genitali femminili e affinché l’aborto fosse un diritto civile garantito?». Quando l’ho chiamata per chiederle se fosse disponibile per quel confronto temevo un no. «Non ho tanta voglia di fare interviste, ma parlare di questi argomenti è un dovere», mi ha risposto con una schiettezza quasi ruvida confermando, però, quanto per lei i diritti civili fossero una missione. Che a quanto pare ha portato avanti fino all’ultimo.

La scelta della copertina di Novella 2000 con Emma Bonino

Mentre rifinivamo l’uscita di quel numero ho iniziato a pensare che quell’intervista e la stessa Bonino meritassero la copertina. Non solo lo pensavo, ne avevo la certezza. Poi, però, ho desistito. D’altronde, oggi sarei decisamente ricco se avessi ricevuto un euro ogni volta che in questi mesi, fuori e dentro l’ufficio, mi sono sentito dire frasi tipo: «Le transizioni, per quanto rivoluzionarie, richiedono tempo. Vanno accompagnate. Altrimenti spaventano». Stronzate. Le rivoluzioni sono così. Devono travolgere. Così eccoci qui, con questa cover che, più di tutte, rappresenta l’anima che volevo dare a questa rivista. Un giornale che metta i diritti civili, l’emancipazione e l’autodeterminazione femminile al centro di tutto. Per questo motivo, questa settimana non poteva esserci copertina diversa.

 

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L’ultima intervista e la battaglia per i diritti civili

Quando saremo in edicola, saranno già passati alcuni giorni dalla scomparsa dell’ex ministra. Avrete già letto e sentito di tutto sulle sue battaglie, le luci e ombre della sua lunga vita politica. Per questo ho pensato che il modo migliore per omaggiarla fosse far parlare direttamente lei, attraverso le risposte che in quel caldo e caotico fine giugno mi ha regalato. Abbiamo ragione di pensare che sia stata la sua ultima intervista, ma poco importa.

 

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In quelle righe, che vi riproponiamo con tante nuove foto e una grafica inedita, ritroviamo tutta la sua tempra: la capacità di chiamare le cose con il loro nome, di non arretrare di un passo sui principi fondamentali e di ricordare a ciascuno di noi che la libertà non è un dono calato dall’alto, ma una conquista quotidiana da difendere con un’ostinazione quasi testarda. Rileggere oggi le sue parole fa un effetto strano. Suonano come un passaggio di testimone, un invito aperto a non abbassare la guardia proprio ora.

L’eredità di Emma Bonino: l’impegno per le libertà di tutti

Lei che la guardia non l’aveva mai abbassata. Dalle campagne per il divorzio e per la riforma del diritto di famiglia fino alla battaglia contro l’aborto clandestino — un’esperienza drammatica vissuta sulla sua stessa pelle —, quella della leader radicale non è mai stata una militanza teorica. Lo dimostra quel 15 giugno del 1975 quando, 27enne, dopo aver votato al seggio di Bra si rivolse al presidente dicendo: «Sono colpita da un mandato di arresto, mi consegno a lei». Per le attività del CISA – il Centro Informazione per la Sterilizzazione e l’Aborto dove si praticavano le interruzioni di gravidanza quando erano ancora illegali -, finì prima in caserma e poi in carcere: la fotografia esatta di cosa significasse per lei pagare di persona per le libertà di tutti.

A mente fredda, ripenso a quella frase che mi disse: «Parlare di questi argomenti è un dovere». E capisco che il vero insegnamento di Emma Bonino sta proprio lì, in quella parola: dovere. Un dovere verso noi stessi, verso le generazioni che verranno e verso chi, ancora oggi, si vede negati i diritti più elementari. Se questa copertina e questo numero servono a qualcosa, è a ricordarci che l’eredità di una donna come lei non si misura nei coccodrilli di circostanza o nei funerali di Stato, ma nella continuità delle sue lotte. Le battaglie non muoiono con chi le ha cominciate: camminano sulle gambe di chi resta.

Grazie di tutto, Emma.

Questo articolo è uscito sul numero di Novella 2000 in edicola dal 17 settembre.

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