La Manifesto Library di Dua Lipa è uno spazio dedicato ai libri censurati o messi al bando che la cantante britannica di origini kosovaro-albanesi ha appena varato all’interno della Livraria Lello, a Porto, in Portogallo. È un nuovo capitolo del Service95 Bookclub, il club di lettura che Dua Lipa promuove da tre anni.

Un santuario per i libri che sono scomparsi, per gli autori il cui coraggio mette a nudo le strutture di potere e di controllo e per i lettori che si rifiutano di farsi dire quali libri hanno il permesso di leggere (Dua Lipa)

Perché la Manifesto Library di Dua Lipa fa discutere

Qualcuno obietta che un rifugio per i libri proibiti dentro un luogo diventato anche un’attrazione turistica sia una contraddizione. Non la pensa così la scrittrice Chiara Valerio, autrice per Sellerio di Chi dice e chi tace e La fila alle poste.

«Un modo eccellente per far conoscere il progetto. Peraltro, i libri proibiti sono sempre stati un’attrazione. Sia spicciola, qualcuno che ti dice “questo non puoi leggerlo!”, e lo ripone nello scaffale più alto della libreria dove poi tu ti arrampicherai a prenderlo, sia istituzionalizzata, con l’Inquisizione», spiega.

L’editoria, del resto, è per lei un mestiere strabico: un occhio al mercato e uno allo spirito. Il risultato è noto: i libri all’indice venivano prestati sottobanco, avvolti in sovraccoperte di libri di preghiera. Da bambina, confessa, avrebbe voluto che qualcuno le proibisse una lettura, così da sapere dove arrampicarsi tra gli scaffali di casa. Non le è mai capitato: le è mancato il brivido del divieto.

Potere, controllo, voce, memoria. E conoscenza

Sono le quattro parole attorno a cui è costruita la biblioteca portoghese. Valerio ne aggiungerebbe una quinta: conoscenza. Non solo perché i libri sono la forma della conoscenza umana, ma perché la conoscenza è per lei l’unica forma efficace di perdono — e perché con un libro in mano si esercitano il tempo e lo spazio: lo si legge quanto si vuole e dove si vuole.

Però nella Manifesto Library spicca l’assenza di autori italiani. Valerio ci metterebbe I promessi sposi, che potrebbe stare in tutte le sezioni: il controllo di Don Rodrigo, la voce dei poveri, il potere della Monaca di Monza, la memoria di Fra Cristoforo. Poi Aracoeli di Elsa Morante, per ricordare che non si può stare vivi quando nessuno ci abbraccia, e infine Caro Michele di Natalia Ginzburg, perché a un certo punto della vita si amano tutte le memorie, non solo quelle felici.

L’intervista integrale a Chiara Valerio sul numero cartaceo in edicola. Per avere la vostra copia digitale in promo cliccate QUI. Per la app di Novella 2000 su Apple Store  QUI  e QUI per Google Play.

foto da Instagram