Odissea, la recensione dell’epico film di Christopher Nolan
L’analisi dell’ultima opera cinematografica del regista britannico. Un kolossal molto atteso che ha generato discussioni, soprattutto per le scelte di casting
Ancor prima di fare capolino nelle sale cinematografiche, Odissea è diventato un “caso mondiale”. Tutti con il dito puntato contro alla decisione di Christopher Nolan di “adattare” l’omonimo poema di Omero a suo piacimento. Il ruolo di Elena di Troia assegnata all’attrice di colore Lupita Nyong’o, la scelta di usare un inglese moderno come linguaggio e una reinterpretazione di ruoli classici e tradizionali nello stile caro al regista della nota trilogia di Batman. Alcuni temi che hanno scaldato ulteriormente l’anteprima stampa di Odissea a cui ha partecipato anche Novella 2000.
Matt Damon è l’Ulisse perfetto
Purtroppo, niente versione IMAX (in Italia non esistono sale cinematografiche in grado di proiettare il film in questo formato) ma il 70mm è comunque garantito dall’Arcadia di Melzo. Non appena le luci si spengono, si viene teletrasportati nella visione, personale ma affascinante, di Christopher Nolan. Uno dopo l’altro vengono presentati i personaggi dell’Odissea con protagonista, indiscusso, Ulisse. Ogni inquadratura, ogni parola è usata con parsimonia, quasi si volesse prendere per mano lo spettatore e, un passo dopo l’altro, aprirgli le porte di un mondo in cui vige la Legge di Zeus ma anche intrighi, sacrifici e dei. Il ritmo è incalzante quando è tempo di azione e riflessivo nel momento in cui serve addentrarsi nei pensieri di ogni singolo personaggio della storia.
Tutto ruota attorno a Ulisse, perfettamente interpretato da un Matt Damon convincente sia nei, sanguinosi, duelli, sia nel suo essere saggio e astuto, il più astuto tra tutti, come viene ripetuto, più volte, nel corso del film. Attorno a Ulisse, sia quando è presente che quando è dimenticato o atteso, ruota il resto del cast in un continuo ballo di emozioni. La bella Penelope (Anne Hathaway) mostra le sue doti di regina della politica, il giovane Telemaco (Tom Holland) impara, sulla propria pelle, cosa significa voler diventare un re e il tenebroso e malvagio Antinoo sa farsi odiare da tutti. Ecco, a tal proposito, citazione d’obbligo per Robert Pattinson. Dopo aver brillato in Batman, convince anche in uno dei ruoli più complicati dell’intero film di Christopher Nolan.

Il tempo scorre veloce, come gli anni dell’Odissea
Il film dura due ore e 53 minuti. Tanti? Affatto… Non ci si annoia un solo attimo, anche grazie alla bravura del regista di condensare tanti avvenimenti in poco tempo, utilizzando al meglio l’arte del flashback con la contemporaneità dei fatti. Ci si sente coinvolti a tal punto che, quando si arriva al tanto atteso ritorno di Ulisse a Itaca (niente spoiler, è l’Odissea di Omero), i battiti del cuore e i sussulti dell’anima aumentano sensibilmente. A rendere la visione ancor più coinvolgente è sicuramente la colonna sonora di Ludwig Goransson, vincitore di tre premi Oscar e già al fianco di Christopher Nolan in Oppenheimer. Difficile trovare dei difetti ad un’opera monumentale, girata con il sapore della tradizione e con l’evidente desiderio di emozionare, nonostante la storia sia nota sin dalla prima inquadratura.
Elena e woke? Aspetti trascurabili
Durante la visione del film si fa onestamente fatica a pensare ad altro se non all’incessante vibrazione delle scene. Certo, ci si potrebbe focalizzare su Elena di Troia o su presunti aspetti woke. A voler essere puntigliosi, l’inglese moderno toglie indubbiamente del pathos all’opera omerica ma, in realtà, quel che davvero conta è il film nella sua interezza e, da questo punto di vista, Christopher Nolan si conferma uno dei migliori registi in circolazione. Odissea è un’opera di grande valore, per certi versi un nuovo modo di rendere monumentale il genere epico. Il resto è solo brusio, del tutto trascurabile. Ora toccherà al pubblico, l’unico, insindacabile, giudice dare il proprio benestare al colossale Odissea. La sensazione è che se ne parlerà a lungo e non solo per le polemiche su Elena, inclinazioni woke e linguaggio moderno…