Le lacrime e il ricordo struggente di Vernon Bruce Hoeksema

Non era previsto che parlasse. Eppure, Bruce Hoeksema ha trovato la forza di salire quei gradini, nonostante il peso di un’assenza che si faceva già sentire tra le navate. Dopo il ricordo ufficiale di Giancarlo Giammetti, è stato il turno dell’uomo che ha vissuto accanto al Maestro gli anni più intimi. Tra i singhiozzi e un inglese rotto dall’emozione,  Vernon Bruce ha regalato ai presenti un ritratto di Valentino lontano dalle passerelle e dai riflettori della ribalta internazionale.

“Eri la persona a cui parlavo”: la confessione sul pulpito

Il momento più alto della cerimonia è arrivato quando Hoeksema ha descritto l’essenza del loro legame. Non un amore da raccontare agli altri, ma un dialogo costante e privato. “Valentino era la persona a cui parlavo, non di cui parlavo”, ha sussurrato, quasi a voler proteggere un’ultima volta quel mondo segreto che apparteneva solo a loro due. È questa la mancanza più grande: non avere più quel destinatario unico di ogni pensiero, quella spalla su cui poggiare la quotidianità.

Un ringraziamento che non conosce addio

Mentre la folla piangeva l’icona della moda, Bruce piangeva l’uomo. Ha riconosciuto l’affetto globale che circondava lo stilista, ma ha rivendicato con dolcezza l’unicità del loro rapporto: “Ciò che condividevamo era solo nostro”. Niente discorsi retorici o celebrazioni della carriera, solo un saluto intriso di gratitudine. “Oggi non dico addio, ma grazie”, ha concluso, lasciando l’altare in un silenzio carico di rispetto per una storia vissuta lontano dagli eccessi del jet set.

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