“Sistema noto da anni”, perché la Gdf ha (davvero) arrestato Mario Adinolfi
Mario Adinolfi al centro dell’attenzione pubblica dopo l’arresto ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sulla “Scommessa Collettiva”.
Mario Adinolfi torna al centro dell’attenzione pubblica dopo l’arresto ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta sulla “Scommessa Collettiva”, il progetto legato alle scommesse sportive che, secondo la Procura di Roma, avrebbe coinvolto numerosi investitori e generato un presunto danno economico milionario. La vicenda riporta sotto i riflettori il percorso del personaggio noto per la sua attività nel giornalismo, nella politica e nel mondo del poker.
Il percorso pubblico di Mario Adinolfi
Classe 1971, Adinolfi ha alternato per anni diverse attività: dal giornalismo alla televisione, dall’impegno politico al poker professionistico, un mondo frequentato parallelamente alla sua carriera pubblica. Dopo l’esperienza giornalistica, che lo ha portato anche alla redazione del Tg1, ha intrapreso un percorso politico con il Partito Democratico, arrivando a ricoprire il ruolo di deputato. Successivamente ha fondato nel 2016 il movimento Il Popolo della Famiglia, legato a posizioni vicine alla tradizione cattolica. Negli ultimi anni è stato anche concorrente del programma televisivo L’isola dei Famosi.
Proprio il mondo del gioco e delle scommesse è oggi al centro della vicenda giudiziaria che lo riguarda. L’attività chiamata “Scommessa Collettiva”, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbe stata collegata a un sistema di raccolta di denaro da parte di privati destinato a operazioni sulle scommesse sportive.
L’inchiesta sulla “Scommessa Collettiva” e le accuse della Procura contro Mario Adinolfi
Come riportato dall’Ansa, Mario Adinolfi sarebbe stato raggiunto da un provvedimento di arresti domiciliari nell’ambito di un’indagine della Procura di Roma che ipotizza i reati di truffa ed evasione fiscale. Le contestazioni riguarderebbero un presunto danno economico vicino ai 5 milioni di euro e un’ipotesi di mancato versamento fiscale pari a circa 400 mila euro. Secondo la ricostruzione investigativa, il progetto funzionava attraverso la raccolta di fondi tra partecipanti privati: il denaro sarebbe stato utilizzato per finanziare scommesse sportive e gli eventuali profitti sarebbero poi stati distribuiti tra gli aderenti. Il sistema, almeno secondo l’accusa, faceva leva sull’idea di una strategia basata su giocate considerate particolarmente affidabili, con margini di guadagno ridotti ma sostenuti da grandi quantità di denaro movimentato.
L’iniziativa, tuttavia, non sarebbe rimasta nascosta. Come riportato da Fanpage, negli anni sono comparsi diversi riferimenti pubblici sui social e anche attraverso canali collegati al movimento politico fondato da Adinolfi. In un post del 2012 si leggeva: “Al settimo anno la Scommessa Collettiva continua a vincere sulle sue costanti: si vince poco e sempre, questa la nostra filosofia del gioco razionale che ci ha permesso, in barba a tutti gli scettici, di distribuire vincite ogni trimestre da ventiquattro trimestri a questa parte”. Anche sul sito del Popolo della Famiglia sarebbero presenti riferimenti al progetto: “La Scommessa Collettiva è il gruppo con cui lo facciamo comunitariamente da tredici anni, con un fondo che ormai cresce a vista d’occhio e ha fatto ricchi tutti i suoi soci”. Secondo gli investigatori, proprio queste modalità di presentazione avrebbero contribuito ad attirare nuovi partecipanti.
“Sistema noto da anni”, perché la Gdf ha (davvero) arrestato Mario Adinolfi
I primi dubbi sul funzionamento della “Scommessa Collettiva” erano emersi già prima dell’intervento della magistratura. Nel 2023 il Cerbero Podcast aveva dedicato un’inchiesta al progetto, mentre nell’ottobre 2025 anche Le Iene aveva raccontato alcune testimonianze di persone che sostenevano di non aver ricevuto le somme promesse. Durante il servizio erano state raccolte diverse dichiarazioni di partecipanti che raccontavano investimenti consistenti e rimborsi inferiori alle aspettative. Una delle persone intervistate aveva spiegato: “Negli ultimi 10 anni ho versato 32.000 euro, ne ho avuti indietro 26 – 27.000. Ne aveva promessi 100.000 euro”. Un’altra aveva raccontato: “82.000 euro. Mi ha restituito 23.000 euro. Mi aveva promesso di ricevere 238.000 euro”.
Le comunicazioni con gli aderenti, secondo le testimonianze riportate, sarebbero avvenute anche tramite posta elettronica, attraverso messaggi attribuiti direttamente ad Adinolfi. Alcuni partecipanti sarebbero stati inoltre contattati nuovamente per aderire a ulteriori quote del progetto.
Non tutte le esperienze riportate erano però negative. Una donna intervistata aveva raccontato di aver ricevuto più denaro rispetto a quanto versato: “In totale sarò arrivata a 30.000 euro. Alla fine ho fatto un conteggio di tutto quello che è arrivato, saranno tornati 52.000 euro”. La stessa persona avrebbe poi convinto un’amica a investire 10.000 euro, ma secondo il suo racconto il rimborso richiesto successivamente non sarebbe arrivato nei tempi previsti.
Adinolfi, fino a questo momento, ha respinto ogni accusa, sostenendo la correttezza del proprio operato e contestando le ricostruzioni che lo hanno coinvolto. L’inchiesta dovrà ora chiarire il reale funzionamento del sistema, il ruolo delle persone coinvolte e le eventuali responsabilità individuali. Le contestazioni della Procura rappresentano infatti ipotesi investigative che dovranno essere valutate nelle successive fasi del procedimento giudiziario.