Donne iraniane: il velo può cadere, la lotta no
Le donne iraniane possono scoprirsi il capo, ma restano discriminazioni, repressione e leggi controverse. Farian Sabahi racconta a Novella 2000 le donne nel Paese e gli stereotipi che ne hanno distorto l’immagine.
A Teheran, oggi, le donne iraniane possono camminare per strada con i capelli al vento. Un pezzo di libertà, quello di scoprirsi il capo, le donne della Repubblica Islamica dell’Iran (questo il nome ufficiale del Paese) se lo sono conquistato. Ma le leggi a loro sfavore, il carcere (per reati a volte inesistenti) e le discriminazioni sono ancora al loro posto.
In attesa che si metta davvero la parola fine a questa guerra, c’è una domanda che cerca risposte: cosa accadrà, adesso, alle donne in Iran? Su Novella 2000 Flavia Caroppo lo ha chiesto a Farian Sabahi, storica e giornalista italo-iraniana che l’Iran lo racconta da trent’anni e lo conosce da iraniana.
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L’immagine distorta delle donne iraniane
Per Sabahi comunque c’è un grande equivoco da chiarire, l’immagine che abbiamo delle donne iraniane. Lei lo definisce “orientalismo” e lo combatte da sempre. Cosa significa? Avere un’idea delle donne iraniane senza averle mai incontrate. Scegliere l’immagine che ci aspettiamo, non quella reale.
Farian Sabahi racconta un aneddoto: «Un reporter della BBC raccontava che il caporedattore gli chiese di filmare solo le donne con il chador durante una manifestazione nel 1979, nel corso della rivoluzione. In piazza erano una minoranza, accanto a tante vestite all’occidentale, ma erano l’immagine che faceva audience».
Il servizio integrale è sul numero di Novella 2000 in edicola.
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