Le battute di Michele Mari su Michela Murgia, l’omicidio di Mirko Moriconi e sua madre Kety Andreoni, le scivolate linguistiche, se così vogliamo definirle, di Emanuele Pozzolo con la vicepresidente della Camera Anna Ascani, le critiche alla cantante Lily Allen dopo le sue parole sull’aborto. E ancora gli insulti razzisti alla deputata PD Ouidad Bakkali, l’odio online nei confronti della ministra Eugenia Roccella dopo la tragedia che l’ha colpita, le scrittrici dimenticate dall’esame di maturità e le chat sessiste dei dipendenti di ATM Milano. Insomma, l’avete capito, gli spunti su cui rovesciare l’inchiostro per Il Taccuino Viola, di questo nuovo numero di Novella 2000, erano fin troppi. Alcuni di questi argomenti li trovate qua e là nella rivista (in anteprima digitale e nelle edicole dal 7 luglio), ma, visto che il filo rosso – ops, viola – di questo numero è il Girl Power (dentro e fuori il mondo della musica), ho deciso di raccontarvi un’altra storia. Una rinascita che, sì, qualche testata italiana ha ripreso senza, però, valorizzarla come merita. Forse perché al pubblico generalista il nome della sua protagonista, la cantante gallese Duffy, dice poco. Eppure, è proprio quel pubblico che nel 2008 consumava le sue canzoni.

L’inferno e la rinascita di Duffy

All’epoca, quando la sua Mercy spopolava in radio e nelle classifiche mondiali, qualche addetto ai lavori era arrivato a definirla la «nuova Amy Winehouse». Il suo album Rockferry si è portato a casa addirittura un Grammy, alzando le aspettative per la sua seconda fatica discografica, il disco Endlessly. Poi qualche partecipazione cinematografica e l’annuncio del suo terzo disco. Al posto del quale è arrivato il silenzio. Come spesso succede in un mondo che consuma la musica in modo veloce, quasi bulimico, giusto i fan si sono chiesti che fine avesse fatto Duffy. Lei è ricomparsa solo nel 2020 su Instagram con un post le cui parole mettono i brividi. Perché la cantante non era sparita per godersi i soldi guadagnati con le sue hit, ma ha sperimentato l’inferno. «Era il giorno del mio compleanno e sono stata drogata in un ristorante», ha raccontato. «Poi sono stata portata in un altro Paese, ma non ricordo di essere salita su un aereo». E ancora: «Sono stata messa in una stanza d’albergo e lì sono stata stuprata. Mi ricordo il dolore e i miei tentativi di rimanere cosciente dopo l’episodio. Non poteva guardare in faccia il mio rapitore, ma ero consapevole di quello che era successo». E sul progetto di scappare: «Non avevo soldi ed ero molto spaventata, avevo il timore che mi avrebbe ucciso».

Duffy non riesce a spiegarsi come abbia trovato la forza di passare quei giorni: «Ho sentito la presenza di qualcosa che mi ha aiutata a restare viva». Rientrati nel Regno Unito, il suo aguzzino, mai identificato, avrebbe continuato a drogarla per quattro settimane: «Non so se abbia abusato di me anche in quel periodo. Ero uno zombie, con lo sguardo sempre perso nel vuoto». A salvarla è stata un’amica che l’ha vista sul balcone avvolta in una coperta: «Mi ha detto che sembravo morta». La libertà però non le ha restituito la vita di prima. Come poteva? «Lo stupro è come un omicidio: anche se resti in vita, ti senti morta», ha scritto Duffy senza nascondere di aver pensato al suicidio.

«Ho pensato che avrei dovuto cambiare nome, taglio di capelli, Paese. Magari potevo diventare una fiorista. Poi invece ho capito che l’unico modo per liberarmi era tirar fuori il peso che avevo dentro: parlare a cuore aperto». La svolta è arrivata lo scorso marzo, con l’annuncio della sua prima intervista, in un documentario targato Disney+, sul lungo calvario che l’ha allontanata dall’industria discografica. E ora, finalmente, il suo ritorno alla musica dopo oltre 15 anni: «Sarà a Londra, uno show intimo e segreto il 5 luglio. Non desidero nient’altro che la presenza di alcuni di voi», ha scritto in una story spiegando che l’ingresso è previsto tramite sorteggio. «La capienza è molto ridotta, quindi potremo selezionare solo poche persone, ma non vedo davvero l’ora! Canterò alcune nuove canzoni». Solo qualche settimana prima, sempre sui social, aveva postato un’immagine in bianco e nero in uno studio di registrazione: «Se solo riuscissi a trovare le parole giuste per spiegarvi quanto mi siete mancati tutti. Sto lavorando per tornare da voi».

 

Questo articolo, dal titolo ‘La musica dopo l’inferno‘, è contenuto nella rubrica Il Taccuino Viola presente nel nuovo numero di Novella 2000 disponibile in anteprima digitale  e dal 7 luglio nelle migliori edicole.

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