A Florence Welch, leader della band indie rock Florence + The Machine, non piace la definizione “regina”. Come si percepisce nel brano King, del 2022. “I am not the mother, I am not the bride, I am the king” riesce a spiegare in modo esemplare la sua visione. Si definisce “re” e non “regina”, perché appropriarsi di un titolo tradizionalmente maschile le permette di rivendicare, per sé e per tutte le donne, lo stesso identico spazio, la medesima autorità e le stesse ambizioni degli uomini.

Il legame di Florence + The Machine con il pubblico

Attraverso la sua musica e i suoi teatrali concerti, la cantante britannica, che da poco si è esibita agli I-DAYS di Milano, riesce a mandare reali e potenti messaggi di empowerment e di indipendenza, creando un legame indissolubile con il suo pubblico. Cerca anche di raccontare, con le sue canzoni, i soprusi che il genere femminile ha subito nei secoli (quando le donne venivano bollate come streghe e messe al rogo).

L’impegno sociale

Oltre a questo, Florence + The Machine non si discute anche per l’impegno sociale che dal palco trasmette ai suoi supporter: fiera sostenitrice dei diritti LGBTQIA+, e da sempre in prima linea nella lotta al razzismo.

 

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L’aborto spontaneo

Una storia personale, quella della leader della band Florence + The Machine, che parla anche di traumi, presagi e dolore. Qualche anno fa l’aborto spontaneo a seguito di una gravidanza extrauterina. Evento che ha messo a rischio la sua stessa vita. «Emotivamente ero triste e spaventata, ma credo anche di essere riuscita a far fronte alla situazione», ha dichiarato lei in un’intervista al The Guardian.

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