Dalle critiche al Pride alle proposte sul DDL Zan, fino al rapporto con il centrodestra: «La libertà viene prima delle etichette». Morris Battistini, presidente di Gay Conservatori e Liberali, movimento fondato da Francesca Pascale, racconta questa nuova realtà politica che vuole superare il monopolio della sinistra sui diritti civili.

Morris Battistini, l’intervista al presidente di Gay Conservatori e Liberali

«Siamo stanchi della narrazione che considera solo la sinistra custode e legittima promotrice della tutela dei diritti civili e delle istanze della comunità LGBTQ+. Noi rivendichiamo il diritto di pensarla diversamente senza essere demonizzati». Battistini, volto politico di Forza Italia dal 2014 rompe gli schemi e lancia una sfida diretta al mondo progressista. Il movimento, nato ufficialmente lo scorso gennaio, conta già oltre 10mila sostenitori e punta a costruire un dialogo nuovo tra centrodestra e diritti civili. «Prima delle etichette – spiega Battistini – c’è il fatto di essere italiani e di amare il nostro Paese». Sbaglia quindi chi accusa la destra di essere omofoba? «Certamente. Dire che tutta la destra è omofoba è semplicemente falso. Esistono posizioni estremiste, ma la maggioranza delle persone che ci sostiene – molte sono anche eterosessuali – rifiuta di essere etichettata come omofoba solo perché non si riconosce nelle idee della sinistra. Idee che spesso sanno più di propaganda che di reale volontà di sostegno e sono sintomo della paura di perdere il monopolio che attualmente quella parte politica detiene nella trattazione di alcuni temi, sfruttandolo sia per ottenere finanziamenti pubblici, sia per alimentare un potenziale bacino elettorale sempre più ampio».

Questo è un estratto dell’articolo contenuto sul numero di Novella 2000 attualmente in edicola a firma di Valeria Volponi.

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