Due morti e oltre 11mila casi tra confermati e sospetti: negli Stati Uniti cresce l’allarme per l’epidemia di ciclosporiasi, un virus intestinale legato a un focolaio di insalata contaminata. Le prime vittime sono state registrate in Michigan, uno degli Stati più colpiti dall’emergenza.

Ciclosporiasi, cos’è il parassita e quali sono i sintomi dell’infezione

La ciclosporiasi è una malattia intestinale causata dal protozoo Cyclospora cayetanensis, un microrganismo che si diffonde attraverso alimenti o acqua contaminati da materiale fecale contenente le sue uova. Nei Paesi tropicali rappresenta una delle cause di infezioni diarroiche, mentre negli Stati industrializzati può provocare focolai legati soprattutto a prodotti alimentari freschi. Il contagio avviene quando frutta e verdura vengono irrigate, lavate o lavorate con acqua contaminata oppure entrano in contatto con superfici non adeguatamente igienizzate. Il parassita può arrivare nei sistemi agricoli anche attraverso reflui, fertilizzanti contaminati o residui provenienti da allevamenti.

Tra i sintomi più frequenti ci sono diarrea acquosa persistente, dolori e crampi addominali, nausea, gonfiore, perdita di appetito, dimagrimento e forte affaticamento. Senza un trattamento adeguato, l’infezione può protrarsi anche per diverse settimane. La terapia prevede generalmente l’utilizzo di antibiotici specifici, ma il rischio maggiore resta legato alla disidratazione provocata dalla continua perdita di liquidi. Per questo motivo gli esperti invitano alla massima cautela soprattutto le persone più fragili: anziani, bambini piccoli, donne in gravidanza e soggetti con sistema immunitario indebolito.

Per ridurre i rischi, gli specialisti suggeriscono di preferire verdure intere rispetto a quelle già tagliate e confezionate, eliminare le parti esterne eventualmente danneggiate e lavare accuratamente i prodotti. Tuttavia, il semplice lavaggio con acqua, aceto o bicarbonato non garantisce la completa eliminazione del parassita: la cottura rimane l’unico metodo in grado di neutralizzarlo completamente.

Oltre alla ciclosporiasi, gli alimenti contaminati possono essere veicolo di numerose altre infezioni, tra cui quelle causate da Salmonella, Escherichia coli produttore di tossina Shiga (STEC), Listeria, Campylobacter, norovirus ed epatite A, tutte responsabili di disturbi gastrointestinali che possono diventare più gravi nelle persone vulnerabili.

Insalata contaminata, registrate due vittime e oltre 11mila casi: scatta l’epidemia

Due persone sono morte in Michigan a causa della ciclosporiasi, un’infezione intestinale provocata dal parassita Cyclospora cayetanensis, nell’ambito della più vasta epidemia registrata negli Stati Uniti negli ultimi mesi. Si tratta dei primi decessi collegati al focolaio nazionale, che avrebbe avuto origine dal consumo di insalata contaminata servita in alcuni punti vendita della catena di ristorazione messicana Taco Bell. Secondo quanto riferito dalle autorità sanitarie locali, entrambe le vittime erano affette da importanti patologie pregresse che potrebbero aver aggravato il quadro clinico. La ciclosporiasi, infatti, nella maggior parte dei casi non porta alla morte, ma può diventare particolarmente pericolosa quando provoca una diarrea molto intensa e prolungata, con conseguente perdita di liquidi e grave disidratazione.

Il dipartimento della salute del Michigan ha aperto un’indagine per ricostruire la catena dei contagi e individuare con precisione l’origine della contaminazione. Lo Stato è attualmente uno dei territori più colpiti dall’emergenza, con 11.234 casi confermati e 193 persone ricoverate in ospedale. L’allarme riguarda però l’intero Paese. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), negli ultimi mesi si è registrato un aumento significativo delle infezioni. Al 28 luglio risultavano 6.707 casi confermati in laboratorio, mentre altri oltre 11.500 casi sospetti erano ancora in fase di analisi per stabilire se il contagio fosse effettivamente avvenuto negli Stati Uniti.

Il focolaio alimentare e il ritiro dell’insalata iceberg: cresce la paura

L’epidemia ha acceso i riflettori sulla sicurezza di alcuni alimenti, in particolare sulle verdure crude e sulle insalate confezionate. Le indagini condotte dalla Food and Drug Administration (Fda) e dai Cdc hanno portato a collegare uno dei principali focolai alla lattuga iceberg proveniente dal Messico e distribuita da Taylor Farms de Mexico, poi ritirata volontariamente dal mercato.

La società Taylor Farms, tra i maggiori produttori statunitensi di verdure fresche, ha annunciato di aver adottato misure proattive per fronteggiare la situazione e collaborare con le autorità. L’azienda, che registra un fatturato annuo superiore ai 7 miliardi di dollari, coltiva e distribuisce prodotti in diversi Stati americani, oltre che in Messico e Canada. La compagnia dispone di 30 stabilimenti di lavorazione e circa 25mila dipendenti.

Il focolaio ha interessato diversi Stati, soprattutto nell’area del Midwest, e ha portato molti consumatori a prestare maggiore attenzione al consumo di verdure fresche. Gli esperti ricordano però che la fonte definitiva della contaminazione non è stata ancora identificata con certezza e che gli accertamenti sono ancora in corso.

In passato episodi di ciclosporiasi sono stati associati ad altri alimenti, tra cui lattuga, lamponi, basilico, coriandolo e taccole. La contaminazione può avvenire durante la produzione agricola attraverso acqua non sicura, superfici contaminate o il mancato rispetto delle norme igieniche nei processi di coltivazione e lavorazione.