Un caschetto d’oro luccicante che andava su e giù, diventato simbolo di evasione e assoluta libertà. Movenze sinuose ed eleganti, in una violenta esplosione di energia, che rendevano quasi vivo il piccolo schermo. Tutto questo, però, non è sufficiente per riassumere Raffaella Carrà, indiscutibilmente il volto più bello e rappresentativo della televisione italiana.

L’encomio del The Guardian per Raffaella Carrà

Il 18 giugno avrebbe compiuto 83 anni, ma tutti noi ci portiamo dentro il suo sorriso magico, tenuto con dignità fino alla fine. Anche in occasione dell’ultima apparizione in pubblico, sei mesi prima di morire per un tumore ai polmoni. Il suo personaggio è stato raccontato da molti e a più riprese. Sempre in maniera trionfale. Addirittura oltremanica, dove la scena musicale era dominata da altri artisti e generi.

«Gli Abba stanno alla Svezia come Raffaella Carrà sta all’Italia», scriveva il The Guardian per giudicarne la grandezza e il suo impatto nel mondo dello spettacolo. Ma non si è soffermato solo su questo. «Ha insegnato alle donne che avere il libero arbitrio in camera da letto non era scandaloso, che è giusto innamorarsi di un uomo gay e che non tutte le relazioni sono esattamente sane», continua l’articolo del The Guardian sul valore sociale e liberatorio esercitato dalla cantante.

Il giudizio dell’artista Francesco Vezzoli sulla cantante

Un pensiero che si lega perfettamente a quello più tranciante ed essenziale dell’artista Francesco Vezzoli. «Penso che Raffaella Carrà abbia fatto di più per liberare le donne rispetto a tante femministe». Frase bellissima che racchiude tutto il significato dell’essere umano Carrà. «Ha aiutato le persone a vivere vite più appaganti, usando ritmi a cui nessuno che abbia sangue nelle vene può resistere», si legge sempre nel pensiero di Vezzoli. Originale e decisamente tipico della sua retorica, il ritratto confezionato da Costantino della Gherardesca che ne ha ricostruito un profilo di straordinaria efficacia e importanza.

«Raffaella Carrà ha sempre portato avanti lo showbusiness nella sua forma più pura: quella dove regna la liberazione sessuale, la fastosità, il divertimento e un sano e necessario distacco dalla realtà», si legge in un articolo pubblicato dallo stesso Costantino sulla testata online Fanpage il 6 luglio 2021, un giorno dopo la scomparsa della madre della tv italiana moderna.

L’amore di Costantino della Gherardesca per Raffaella Carrà

«Raffaella ci ha lasciato in silenzio, da grandissima signora, ma solo dopo averci dimostrato meglio di chiunque altro la forza dello spettacolo», è la chiusa, quasi emozionante, dell’articolo del conduttore toscano. Si sono incontrati nel dietro le quinte, proprio quando della Gherardesca muoveva i primi passi da conduttore televisivo e Raffaella offriva al pubblico le sue ultime recite televisive. Ma già questa definizione è sufficiente per capire la devozione assoluta del conduttore di Pechino Express nei confronti dell’indiscutibile Queen della televisione italiana. Un ritratto sociale, universale che nasconde una vera profondità.

Tutti riconoscono la sua figura come una delle più liberatorie della storia del nostro Paese. Già praticamente dal suo debutto. A Canzonissima del 1970, un format tv storico tornato in auge proprio in questi mesi, mostrò con orgoglio il suo ombelico scoperto, in una televisione di Stato rigorosa e formale, pronta a censurare e inibire qualsiasi tipo di comportamento inappropriato. Ed è proprio in quel periodo che la Carrà trova i primi supporter che la vedono come assoluta fonte d’ispirazione e di salvezza.

Raffa icona gay

«Mi hanno definito icona gay, mio malgrado», diceva lei. Ma è la stessa conduttrice a confermare che il quel periodo sono tantissimi i giovani ragazzi impauriti di fare coming out che le chiedono consigli, supporto, dopo aver visto il suo coraggio di sfidare i pregiudizi della società italiana.

Quest’anima pura e leggiadra le consentirà anche di ricevere due riconoscimenti a riguardo, nella sua amata Spagna: il premio icona gay mondiale al World Pride di Madrid nel 2017 e l’onorificenza di Dama dell’Ordine al Merito Civile, consegnata a nome del Re di Spagna Felipe VI per il suo ruolo di “icona di libertà”.

Un ombelico che fece discutere

Chi l’avrebbe detto, alla fine degli anni Sessanta, che questa giovane ragazza bolognese che voleva fare l’attrice avrebbe fatto crollare, con il suo carattere e la sua vivacità, ogni tipo di dogma ortodosso della tv italiana? «Raffaella Carrà ha cambiato e stravolto tutto, comprese le nostre vite. I nonni ci raccontavano di quell’ombelico che faceva discutere… e in fondo in fondo ballare. Per i nostri genitori era un faro di libertà. Per noi una regina indiscussa, un pezzo di storia che vivrà sempre!», era il ricordo commosso di Marco Mengoni su Twitter, poco prima di vincere il suo secondo Festival di Sanremo. È quasi una “gara” a parlare di Raffaella: non come personaggio del mondo dello spettacolo, ma come assoluto simbolo di libertà e di empowerment femminile.

Con A far l’amore comincia tutto cambiò tutto

Vestiti sgargianti, balli sensuali accompagnati da una voce secca e determinata, Raffaella Carrà irrompe con la sua danza e la sua musica sul piccolo schermo segnando il passaggio da una tv grigia e più impostata, a una più colorata e spensierata. Ma anche, grazie a lei, la televisione diventa un luogo dove le donne non vengono più relegate al ruolo di semplici vallette: protagoniste vere e con una loro identità. Detto poi da lei, che ha saputo unire magicamente la musica e la tv, in Italia e all’Estero, raccontando le donne e quello che volevano. Sicuramente A far l’amore comincia tu, del 1976, quando la stella di Raffaella è già in alto in cielo, è lo squillo più forte di un cambiamento.

L’incontro con Bob Sinclar

E qui bisogna giustamente menzionare chi ha aiutato a rendere questo successo incredibile degli anni Settanta immortale e attuale ancora oggi: il dj francese Bob Sinclar. «Se fossi stato più grande, forse mi sarei innamorato di lei», esclamò lui dopo il loro incontro. Ma la cosa ancora più importante, rilasciata dal producer transalpino, è che Raffaella, per presenza scenica, è stata antesignana: prima ancora di Madonna e Lady Gaga, vere e proprie star del pop, c’è stata lei, con i suoi abiti e le sue paillettes, e la sua incredibile energia. Il Rumore che ha fatto lei, non lo ha fatto nessun’altra.

 

Questo articolo di Umberto Mortelliti è uscito sul numero 12 del 16 giugno 2026 di Novella 2000 . Per avere la tua copia digitale di Novella 2000 a metà prezzo clicca QUI
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