Ci sono donne che sembrano non aver bisogno di nulla. Sono quelle che organizzano, risolvono, sostengono, quelle che trovano sempre le parole giuste per gli altri, che sanno restare in piedi anche quando la vita prova a piegarle. Donne che hanno imparato a trasformare le ferite in esperienza, la paura in coraggio, il dolore in responsabilità. Le chiamiamo semplicemente “donne forti”, senza riflettere su ciò che può essere il loro vissuto. Infatti, dietro quella definizione, spesso pronunciata come un complimento, si nasconde una delle solitudini più profonde e meno raccontate del nostro tempo.

 

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Dietro alle ‘donne forti’ si nasconde spesso solitudine

La donna forte è spesso la persona a cui tutti si rivolgono quando hanno bisogno. È la madre che ascolta, la compagna che comprende, l’amica che consola, la professionista che regge il peso delle difficoltà senza lasciar trasparire la fatica. Eppure, raramente qualcuno si ferma a chiedere a lei come sta davvero. Queste sono donne che non ricevono quasi mai la carezza dell’attenzione dell’altro. Esiste una forma di solitudine che non nasce dall’assenza delle persone, ma dall’assenza di uno spazio in cui poter essere fragili. È la solitudine di chi sente di dover essere sempre all’altezza delle aspettative, sempre capace, sempre presente.

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