Negli ultimi anni la protezione solare è diventata una parte fondamentale della routine quotidiana di milioni di persone. Dermatologi e campagne di prevenzione continuano infatti a sottolineare l’importanza di utilizzare la crema con filtro SPF per ridurre i danni causati dai raggi ultravioletti e prevenire l’insorgenza dei tumori della pelle. Nonostante ciò, sui social network stanno prendendo piede tendenze che vanno nella direzione opposta. Tra queste c’è il tanmaxxing, un fenomeno diventato virale soprattutto su TikTok, che incoraggia a ottenere un’abbronzatura sempre più intensa attraverso esposizioni prolungate al sole e comportamenti considerati rischiosi dagli specialisti. Secondo gli esperti, questa moda contribuisce anche alla diffusione di falsi miti sulla salute della pelle, spingendo molte persone, soprattutto i più giovani, a sottovalutare i pericoli delle radiazioni UV.

Cos’è il tanmaxxing e come funziona

Il termine nasce dall’unione delle parole inglesi tan (abbronzatura) e maxxing, un suffisso sempre più utilizzato online per indicare il tentativo di “massimizzare” un determinato aspetto della propria vita o del proprio aspetto fisico. Nel caso del tanmaxxing, l’obiettivo è ottenere il massimo grado di abbronzatura possibile nel minor tempo. Sui social vengono così condivisi video e consigli che invitano a esporsi al sole durante le ore con il più alto indice UV, a limitare l’uso della protezione solare oppure a sostituirla con oli abbronzanti privi di filtri protettivi.

Tra le pratiche più diffuse figurano anche lunghe esposizioni senza pause e la convinzione che le scottature rappresentino un normale passaggio verso un colorito più intenso. In realtà, ricordano i dermatologi, l’arrossamento della pelle è il segnale di un danno provocato dalle radiazioni ultraviolette e non un passaggio necessario per ottenere un’abbronzatura duratura.

I rischi per la salute e cosa dicono gli esperti

Secondo la Skin Cancer Foundation, le radiazioni ultraviolette provenienti dal sole e dalle lampade abbronzanti rappresentano un cancerogeno accertato per l’uomo e costituiscono una delle principali cause dei tumori cutanei. L’organizzazione sottolinea inoltre che l’abbronzatura non protegge dalle scottature, ma è essa stessa una risposta della pelle a un danno cellulare già avvenuto. Anche i dati raccolti da AstraRicerche per Fondazione Veronesi mostrano come persistano numerose convinzioni errate. Oltre il 40% degli italiani ritiene ancora che le lampade abbronzanti possano preparare la pelle all’esposizione naturale oppure non sa valutare correttamente questa affermazione. Solo il 29,2% associa l’utilizzo della protezione solare anche alle attività quotidiane all’aperto, mentre appena il 44% dichiara di applicarla sempre durante l’esposizione al sole.

Per ottenere un colorito dorato senza mettere a rischio la salute, gli esperti consigliano di esporsi al sole con gradualità, utilizzare sempre una protezione adeguata al proprio fototipo e riapplicarla almeno ogni due ore o dopo il bagno. In alternativa, è possibile ricorrere agli autoabbronzanti o ai cosmetici effetto bronzo, che consentono di ottenere un aspetto abbronzato senza aumentare l’esposizione ai raggi UV.