Temptation Island, ecco come il reality ignora l’universo LGBTQIA+
Come mai il format di Maria De Filippi non ha mai sperimentato un viaggio nei sentimenti anche con coppie dello stesso sesso?
Tra proposte di matrimonio, coppie che si mollano, coppie che si danno una seconda chance, anche quest’anno Temptation Island ha stregato le sere d’estate in tv. Regalando a Canale 5 quasi quattro milioni di telespettatori a puntata. A noi, come ogni stagione, fiumi di meme e di parole su social, web e giornali. Proprio da un giornale, arrivava, alla vigilia del gran finale dell’edizione 2025, una frase tanto secca, quanto evidente: «Il reality si è imposto senza le consuete polemiche social sulla non inclusività del format che si basa su relazioni eterosessuali e non considera l’universo LGBTQIA+», scriveva suppergiù 12 mesi fa tra le pagine de La Verità Antonello Piroso nella sua benedizione al programma. Cold hard truth. Non che i reality e i dating show debbano per forza essere inclusivi. Certo è che la realtà, che, guarda caso, è la traduzione italiana del termine reality, non è solo la canzone dei The Kolors in cui la coppia è formata da “un ragazzo e una ragazza”. Con buona pace del tanto chiacchierato leader politico che se sente Bella Ciao non riesce a non improvvisare balletti che riecheggiano il saluto romano. Ma questa è un’altra storia.
Temptation Island ignora l’universo LGBTQIA+
Torniamo a Temptation Island che è, sicuramente, più decoroso. In una recente intervista a La Stampa, Raffaella Mennoia, storico braccio destro di Maria De Filippi, ha sfiorato l’argomento. Parlando di un eventuale coming out sull’isola delle tentazioni ha detto: «Se venisse fuori spontaneamente, ben venga. Ma se un protagonista mi confidasse di essere attratto anche da persone del suo stesso genere sarebbe indelicato che il partner lo scoprisse con un rvm». Certo, negli anni le voci non sono mancate. Quasi puntualmente, di edizione in edizione, ci sono stati tiktoker o influencer che, annunciato il “cast”, hanno ricevuto e rilanciato segnalazioni sulla presunta, ad oggi in nessun caso confermata, omosessualità o bisessualità del “partecipante” di turno.
Pettegolezzi a parte, tra i motivi per cui il format non abbia mai sperimentato in questo senso uno è sicuramente logistico. Con le coppie eterosessuali è tutto molto più semplice: i fidanzati stanno in un villaggio con le tentatrici, le fidanzate stanno nell’altro con i tentatori. Matematico e veloce. L’inserimento di dinamiche diverse renderebbe meno intuitiva la formazione dei gruppi sia per la produzione che per il pubblico da casa. Un nodo che, sicuramente, il team di Maria De Filippi sarebbe in grado di sbrogliare, se volesse. D’altronde in passato è stato declinato in chiave LGBTQIA+ anche il trono di Uomini e Donne.
Una rivoluzione di cui si era parlato e twittato (all’epoca si diceva così) per anni. Sembrava impossibile. Poi la svolta nel 2016 con un bis l’anno successivo. Certo non fu una passeggiata di salute, come ha spiegato la conduttrice alla rivista Oggi nell’autunno 2017: «Siamo già alla ricerca di un nuovo tronista gay, ma bisogna fare molta attenzione perché siamo molto esposti. Mi sono dovuta rivolgere alla Digos per denunciare minacce anonime». Una ricerca che, a oggi, non è ancora terminata o, più facile, è stata accantonata, nonostante spesso si sia ipotizzato il debutto sul trono di una ragazza lesbica. Nel frattempo, nel 2021, è arrivata la prima tronista transgender, Andrea Nicole Conte, che ha abbandonato la trasmissione anzitempo dopo aver infranto il regolamento.
C’è chi sostiene che questi esperimenti televisivi inclusivi abbiano normalizzato i rapporti omosessuali agli occhi dei telespettatori. Sarà. È vero che nei reality show c’è quasi sempre una quota queer, meglio se single, estroversa e, perché no!, un po’ spettacolare. Bingo se durante il percorso si innamora, per mancanza di alternative, dell’etero di turno che, essendo etero, non ricambia. È anche vero che non sono mancati i dating show che dopo Uomini e Donne hanno raccontato incontri tra persone LGBTQIA+. Naked Attraction Italia, Ex On The Beach e Primo Appuntamento in testa. Prodotti che, però, hanno una narrazione dei rapporti e delle loro evoluzioni sicuramente più limitata. Per non parlare poi del fatto che arrivano a un pubblico oggettivamente più ristretto rispetto a quello della prima serata dell’ammiraglia del Biscione. Che potrebbe davvero fare la differenza.
Di fatto le precedenti esperienze nel programma di Maria De Filippi hanno dimostrato che un tronista (o corteggiatore) può essere sincero, bugiardo, drama queen a prescindere dal fatto che appartenga al mondo queer o a quello etero. A Temptation Island vedremmo che durante il viaggio nei sentimenti (a volte tossici) una persona omosessuale piange e sclera per amore, muore di gelosia o cade in tentazione quanto e come chi è eterosessuale. Con Rihanna che canta «I love the way you lie» in sottofondo, va da sé. E gli insulti degli hater? Cambieranno i termini, ma quelli, come del resto le fanbase tossiche (citofonare alcune edizioni del Grande Fratello Vip), sono ormai la tassa malata che chi partecipa a un reality, ma, più in generale, chi decide di andare sotto i riflettori, deve mettere in conto. A prescindere dalle sue abitudini a letto.
Questo articolo, dal titolo ‘Il «viaggio nei sentimenti» è uguale per tutti, ma Temptation Island ignora l’universo LGBTQIA+’, è contenuto nella rubrica Il Taccuino Viola presente nel nuovo numero di Novella 2000 in esclusiva digitale.
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